Scajola torna e riaccende l’orgoglio del Pdl

(...) Ma qui, a Genova, dove si sono radunati in massa dirigenti e simpatizzanti da tutta la Liguria, l’entusiasmo, lo sventolio di bandiere di partito, il tripudio, ed anche - perché non dirlo, se c’era, e sì che c’era - un pizzico di commozione, virano fin da subito in uno specialissimo «bentornato» a Scajola.
A dettare i tempi dei relatori - consiglieri regionali, provinciali e comunali, sindaci, presidenti di Provincia, che vengono prima degli interventi dei parlamentari - è l’onorevole Michele Scandroglio, coordinatore regionale del partito, qui in funzione di regista e maestro di cerimonie. A proposito: troppo buono. Non gli riesce quasi mai di farsi ubbidire, se si tratta di restare nei tempi previsti per occupare il podio. Ma il pubblico è più che indulgente, è disponibile persino a perdonare gli irriducibili appassionati della ribalta e di quel po’ po’ di marea di spettatori.
Dato al presidente del Consiglio, che appare in un videomessaggio, quello che gli spetta, e quindi il giusto spazio e il totale appoggio in vista della votazione di fiducia di martedì, è comunque sull’ex ministro e tuttora leader del Popolo della libertà in regione - come confermano unanimi i colleghi di partito e la «piazza» -, è su di lui, dunque che si concentra l’attenzione, è Scajola di cui si auspica, si invoca, si pretende quasi il ritorno a tempo pieno nell’arena della politica attiva che più attiva non si può, proprio ora che c’è ansia da terremoto.
Quella di ieri mattina, del resto, è la prima uscita ufficiale dell’ex ministro dopo l’amarezza delle dimissioni, dopo le polemiche sulla casa acquistata vicino al Colosseo. Ecco perché la presenza sul palco, al microfono, in mezzo alla gente, diventa una sorta di «dove eravamo rimasti?» che riprende le fila del discorso mai definitivamente interrotto.
Certo Scajola, quando prende la parola, pare che sia ancora sopraffatto dal sentimento. Attacca con un’analisi lucida, rigorosa, sulle realizzazioni del governo, ricorda in particolare l’impulso dato alla ripresa del Paese specialmente in campo energetico, lui che è stato titolare dello Sviluppo economico e protagonista del ritorno al nucleare. Poi passa ai temi di partito: «Ci vuole una struttura efficiente, e per questo bisogna scegliere i dirigenti». Deve chiudersi, par di capire, la parentesi dedicata alle nomine dall’alto. E inoltre: «Sono convinto che si apra una fase interessante di consolidamento del Pdl proprio su questo nuovo elemento che sarà la fiducia al governo. Su questa base dovremo costruire un partito che passi dalla provvisorietà alla organicità».
Svolta indispensabile anche a livello nazionale: l’onorevole Scajola, che ben conosce come funziona e ci si muove in parlamento, dà un messaggio di ragionevole ottimismo sull’esito del confronto maggioranza-opposizione: «Il 13 e il 14 avremo la fiducia, anche se forse non con i numeri dell’ultima volta. Ma se non ci sono i numeri sufficienti, allora si va al voto subito, perché - insiste l’ex ministro, finalmente in crescendo - il potere è del popolo, non di certe istituzioni che vogliono vincere con sistemi antidemocratici!». Ancora: «Sarebbe un attentato alla Costituzione se chi ha perso le elezioni governasse il Paese».
Non fa nessun nome. Ma non c’è dubbio sull’oggetto (più che «soggetto») del riferimento: quel Gianfranco Fini che di lì a poco nel pomeriggio - con un pubblico dimezzato rispetto al mattino - si sarebbe trovato ospite della stessa sala. A parlare di alcolismo. Dopo aver ubriacato la coerenza.