Scajola vorrebbe "unire le forze migliori" ma per ora l’ex ministro raduna solo malpancisti

Scajola cena con i parlamentari a lui più fedeli: predica la calma ma ammicca all’Udc e valuta lo strappo dal Cav. Qualcuno si dice pronto a seguire Santo Versace nel gruppo misto. Un ministro su Scajola: "Forse vuol far dimenticare la casa al Colosseo..."

Roma Scajola cerca casa. L’ex ministro dello Sviluppo economico, sfrattato dal governo nel maggio del 2010 dopo il caso dell’appartamento al Colosseo pagato a sua insaputa, raduna le sue truppe e sgomita. Minaccia, avverte e sfida. Per non sparire. Per contare di più. Per pretendere.

Mercoledì sera, durante una cena in centro, ha messo insieme 13 deputati e 3 senatori a lui fedeli. L’obiettivo: riposizionarsi in attesa del diluvio. O forse provocarlo. Attovagliati assieme all’ex ministro alcuni deputati tra cui Ignazio Abrignani, Roberto Antonione, Massimo Berruti, Roberto Cassinelli, Salvatore Cicu, Giustina Mistrello Destro, Massimo Nicolucci, Michele Scandroglio, Gerardo Soglia e Piero Testoni; e i tre senatori: Raffaele Lauro, Franco Orsi e Paolo Scarpa.

Sono alcuni malpancisiti del Pdl che da tempo chiedono un colpo d’ala a premier e partito. Tradotto: rottamare questo governo e farne uno nuovo con l’appoggio del Terzo polo, ma soprattutto dell’Udc. Un nuovo esecutivo guidato da chi? Le idee non sono chiare. Per ora, per non apparire troppo complottisti, le truppe scajoliane non si spingerebbero a chiedere un passo indietro al Cavaliere ma soltanto un tagliando alla macchina dell’esecutivo. Un Berlusconi bis, insomma. Per ora. Ma c’è da fidarsi? Quali assicurazioni si hanno che, aperta la crisi, il nome di Berlusconi sia ancora spendibile come pilota di un nuovo esecutivo? Ecco perché in molti cominciano a guardare di traverso gli uomini dell’ex ministro, accusati di voler essere gli aspiranti Bruto.

Durante la serata di mercoledì quattro parlamentari hanno manifestato il proprio mal di pancia in maniera radicale: «Adesso basta, facciamo i gruppi autonomi». Qualcuno sarebbe pronto a fare come Santo Versace, che pochi giorni fa ha sbattuto la porta del Pdl, e traslocare nel gruppo Misto. Tra di loro si è sottolineato che al Senato i numeri sono ancora più facili da reperire: se alla Camera servono venti deputati, a palazzo Madama di senatori ne occorrono soltanto dieci. «E Pisanu di gente pronta a seguirlo ne ha ben più di dieci». Testimonianza che Scajola tiene un canale aperto con l’altro malpancista pidiellino. Il quale, anche ieri ha graffiato: «Questo governo non è in grado di reggere il peso enorme della crisi - ha detto - anche se un governo di centrosinistra con gli stessi numeri sarebbe ugualmente non in grado».

Meglio un altro esecutivo. Si valuta lo strappo, insomma. Mandare a casa un governo ingolfato e costruirne un altro con l’appoggio massiccio dell’Udc. Ma alla cena l’ex ministro d’Imperia ha fatto l’«imperialista»: «Calma, adesso è troppo presto, non corriamo», avrebbe detto ai più scalpitanti. Smentita l’ipotesi di un documento con cui chiedere la rottura: «Folle farlo ora». Così, paradossalmente, è stato lo stesso Scajola a raffreddare gli animi più accesi.
Più tardi dirà sibillino: «In questo momento c’è bisogno di mettere insieme le forze migliori».

E la cena? Nessuna cospirazione, a sentire l’ex ministro: «La sera i deputati si vedono per parlare di politica, è un momento di confronto visto che non ci sono tante occasioni per farlo». La sensazione è che gli scajoliani per ora stiano alla finestra ma che abbiano deciso, in futuro, di muoversi in gruppo anche per poter contare di più. Tradotto: garantirsi in qualche modo la rielezione, pena staccare la spina al governo. E la nuova casa per rimanere nel Palazzo potrebbe non necessariamente essere tra le fila del Pdl, visto che in tanti ammiccano a Casini.
Spira aria di fronda.

Sulle intercettazioni, per esempio, gli scajoliani sarebbero contrari a mettere la fiducia mentre sull’economia vorrebbero dire la loro. Il casus belli potrebbe arrivare proprio o sul disegno di legge degli ascolti o sul Def, Documento economico finanziario. Ma questa è la visione più pessimistica e un pezzo grosso del Pdl parla di bluff: «Un conto è una cena dove puoi radunare dozzine di persone, un conto è un documento dove puoi racimolare qualche firma, un altro ancora è mandare a casa il governo. Li voglio vedere...». E un ministro, che chiede l’anonimato, graffia: «Forse Scajola uccidendo Berlusconi vuol rifarsi una verginità e far dimenticare la casa al Colosseo».