«Scala aperta d’estate? Non è questione di soldi»

La domanda è semplice: perchè non tenere aperta la Scala d’estate, visto che la città è piena di stranieri - in costante aumento - che farebbero di tutto per assistere a un’opera al Piermarini? Inoltre, anche in funzione di Expo 2015, il prolungamento della stagione del tempio della lirica sarebbe una bella carta da giocare in termini di marketing. Domanda (e relativa proposta), dunque, quantomeno legittima. Che giriamo ad alcuni esponenti della vita sociale, politica e culturale della città, per alimentare un dibattito che finisce per puntare l’obiettivo su una questione di fondo: la (presunta) vocazione turistica della metropoli.
«Una vocazione, quella culturale e insieme turistica - afferma Massimo Buscemi, assessore alla Cultura della Regione Lombardia - che per la verità a Milano e in tutta la regione è stata “scoperta“ da poco, se intesa come importante fonte di ricavi. Fatta questa doverosa premessa, credo che sia arrivato il tempo anche per la Scala di adeguarsi». Come? «Restando aperti con un cartellone evidentemente tagliato per l’estate, che non vuol dire di “serie B“, ma fatto di opere della tradizione italiana, nel quale inserire le giovani leve. Un programma, tengo a sottolineare, che sono certo incontrerebbe il favore anche dei milanesi che restano a casa, e che sono qualcosa come il 60% dei residenti». Ma i costi? «Certo, i costi - prosegue Buscemi -. Ma i costi di un’operazione del genere sarebbero comunque inferiori a quelli della normale programmazione, a fronte dei relativi incassi. Alla fine, non credo che il problema sia quello».
«Si, il problema è capire veramente se Milano sia una città turistica o no - replica Massimo Ferraio, direttore del Centro di Produzione Rai di Milano -, perchè a parole è tutto facile, poi nella pratica le cose cambiano. E’ chiaro che il problema, tanto per intenderci, non è la Scala in se ma è tutta l’impalcatura del “sistema città“: bisogna capire se tenere aperta la Scala d’estate è economicamente compatibile, o non rischia di diventare un ulteriore onere sul gobbo dei contribuenti. E io Milano, in luglio e agosto, continuo a vederla molto chiusa. Senza contare i problema di natura burocratica, sincadale, eccetera. Diciamo che il Comune, in questo, potrebbe essere molto utile - continua Ferrario -: un’indagine sui biglietti venduti nei musei della città tra luglio e agosto potrebbe essere un’utile spia per capire se c’è trippa per gatti anche alla Scala. Certo: se risultasse che il Piermarini aperto tutto l’anno porterebbe un beneficio a tutti, perche no?».
«Ci sarebbe da fare una tavola rotonda sul caso - dice Filippo Crivelli, regista lirico e drammatico sulle scene di tutto il mondo -. Sulla proposta in sè, nulla da dire, ci mancherebbe. Ma voglio sgombrare il campo da dubbi: io sono per la qualità, tanto più che c’è di mezzo la Scala. E la qualità costa. Non è solo una questione di cartellone: sarebbe bellissimo riproporre una Boheme di repertorio, come quella di Zeffirelli, che ha oltre 40 anni e che sono sicuro farebbe il pieno anche d’estate. Ma poi c’è tutto il resto, a cominciare dalle “masse“ artistiche, coro e orchestra in primis, senza parlare dei cast. La Scala, anche d’estate, dovrebbe mantenere un livello non dico d’alta qualità, ma certamente di professionalità; insomma dignitoso. Sotto quello standard, non avrebbe senso, sarebbe un’operazione dannosa e controproducente. Come dannose per tutti, a cominciare dal pubblico, sono quelle proposte estive tipo l’“opera al Castello“ degli anni passati: brutti spettacoli che non servono a nulla».