La Scala approva il bilancio e apre a Penati

Palazzo Isimbardi dovrebbe portare in dote quattro milioni

Roberto Bonizzi

Il Cda della Scala ha approvato il bilancio 2006. La previsione parla di un passivo di 5,7 milioni di euro per l’anno prossimo. Il risultato dei tagli al fondo unico per lo spettacolo (Fus) contenuti nella Finanziaria. Ma la Fondazione del Piermarini, in una nota, fa sapere che «il Sovrintendente, insieme al Cda, si è impegnato a intraprendere tutte le azioni che possano ricondurre la gestione all’equilibrio economico e finanziario».
Ma la giornata di ieri, passata tra due diverse riunioni del consiglio di amministrazione e un’assemblea dei soci, ha visto anche l’avvicinarsi dell’ingresso della Provincia nel Cda. Da Roma, insieme alla Finanziaria approvata a Palazzo Madama, è arrivato anche l’aumento (da sette a nove) del numero di soci rappresentati nel Cda delle Fondazioni. L’apertura verso Palazzo Isimbardi era già stata prospettata nella riunione di mezzogiorno dell’assemblea da Gabriele Albertini, sindaco di Milano e presidente della Fondazione. «Ho trovato un clima molto positivo - spiega l’assessore provinciale alla Cultura Daniela Benelli -. Ci sono stati dei chiarimenti utili e mi sembra si sia verificato il pieno recepimento della disponibilità della Provincia. Credo che possano contemplare di trattarci come la Camera di Commercio, cioè come membro di diritto del consiglio di amministrazione». Da stabilire restano solo le modalità, che verranno affrontate durante la riunione per la modifica dello statuto. L’altro posto in più potrebbe essere richiesto per sé dal ministero dei Beni Culturali.
Palazzo Isimbardi dovrebbe portare in dote quattro milioni di euro che andrebbero a coprire buona parte del «buco» dovuto alla diminuzione del Fus. «Nel 2005 abbiamo già versato 1,3 milioni di euro - prosegue l’assessore provinciale -. La stessa cifra che ci siamo impegnati a pagare nel 2006. Oltre a questi la Provincia deve contribuire con 5,4 milioni di euro (il contributo di gestione), divisi in due tranche».
Il Cda ha approvato ieri anche il bilancio consultivo del 2005, con una perdita contenuta (1,1 milioni di euro). Il progetto illustrato dal Sovrintendente Lissner prevede la riduzione dei costi e l’incremento delle entrate. Su questa linea il vice presidente del consiglio di amministrazione, Bruno Ermolli, esprime il suo ottimismo: «La Scala deve essere nelle condizioni di vivere, ristrutturandosi, e quindi riducendo i costi, ma con il grande contributo pubblico e privato». Il piano di Lissner non dovrebbe toccare il personale, che rappresenta il 60-62 per cento dei costi totali, ma andrebbe a incidere sulle altre spese. Il Sovrintendente sta pensando a una ristrutturazione che, in tre anni, dovrebbe ridurre del 10 per cento i costi totali, oggi pari a 110-115 milioni di euro. Il risparmio previsto nel 2006 dovrebbe raggiungere i 2,5 milioni di euro.
Contenimento dei costi, ma anche rilancio dell’immagine del teatro. Lissner ha tratteggiato per l’anno prossimo delle collaborazione con altri teatri lirici italiani (come il San Carlo di Napoli e la Fenice di Venezia) e maggiori anticipazioni sui programmi futuri, anche al di fuori dei confini italiani.