Scala, cambia la musica

Frequentatori abituali, studenti, turisti di passaggio, curiosi, sindacalisti, coristi e orchestrali: c’era davvero un po’ di tutto ieri sera all’insolita protesta inscenata alla Scala dalle maestranze aderenti a Cgil, Cisl e Uil. Un concerto, improvvisato in poche ore e rivolto ai milanesi da parte dei lavoratori della Scala, il 92 per cento, che non si riconosce negli scioperi indetti dal Fials, e ha voluto così prendere le distanze da una vertenza che si sta facendo sempre più critica. In programma alcune arie della «Vedova allegra» di Lehar, che doveva andare in scena proprio ieri sera, e saltato per lo sciopero, e alcune arie di Verdi, Cilea e Cajkovskij, interpretate per l’occasione da Ferruccio Furlanetto, Giuseppe Filianoti e Dalibor Jenis, in segno di solidarietà.
Il concerto a porte aperte, iniziato poco dopo le 20, è stato preceduto da un intervento dei rappresentanti dei confederali, che hanno ribadito che «un anno di scioperi non si è mai visto in nessun altro teatro del mondo. Si tratta del ricatto di una minoranza, tanto più ingiustificato in quanto l’Italia si trova in una fase di crisi». I sindacati hanno ripetuto che è inaccettabile la pretesa di alcuni orchestrali di avere una quota maggiore degli 11 milioni e mezzo di euro stanziati per la Scala nel contratto integrativo, approvato il 30 luglio, che andrebbero tolti alle altre maestranze. Da queste pretese prendono le distanze anche molti artisti: «Anche se condivido in parte le richieste del Fials - afferma Vito Torsiello, maestro di basso tuba -, penso che le battaglie sindacali si devono portare avanti attorno ad un tavolo delle trattative, e non con questi mezzi».
D’accordo anche l’artista del coro Sandro Chiri, presente in platea ieri sera assieme a diversi colleghi: «Sono tempi duri e siamo fortunati ad avere un lavoro - dice -. È una protesta ingiustificata, andremo in scena finché sarà possibile».
Presenti in teatro anche alcuni dei 152 orchestrali «stagionali», che rischiano il posto per gli scioperi e che hanno esposto striscioni con scritto «per colpa di pochi paghiamo tutti», e diversi lavoratori Ansaldo, che si sono travestiti da vampiri per protesta.
Durissimo sulla vicenda il presidente della Provincia Filippo Penati, che è intervenuto auspicando «la precettazione di chi sta portando avanti gli scioperi. È il momento - ha detto - di non cedere, nemmeno di un millimetro, di fronte a chi non dimostra alcun senso di responsabilità».
Mentre l’ex assessore alla Cultura di Milano Philippe Daverio ha definito «grave» l’assenza del sindaco Moratti.
Adesso l’attenzione è puntata sul 7 dicembre: è sempre più a rischio il fatto che la prima del Don Carlo vada in scena.
Fra le ipotesi spunta già quella di sostituire i cantanti «ribelli» e andare in scena con chi c’è. Cauto Onorio Rosati della Cgil: «Noi speriamo che ci sia ancora un margine per raggiungere un accordo».