Scala, cena di gala «al verde» in tinta con la crisi

Una certezza: gli 850 invitati (furono 910 l’anno scorso), che domani celebreranno il dopo Scala cenando a Palazzo Marino, si alzeranno da tavola soddisfatti perché i Cerea sono un’autentica macchina da guerra golosa, capaci di preparare un risotto anche per più di mille persone senza sbagliare un colpo. Una seconda certezza: si berrà benissimo, senza uscire dalla Lombardia, perché le bollicine di Bellavista in Franciacorta sono una sicurezza sempre e il millesimo 2004 in particolare è frutto di una vendemmia storica.
Terza cena curata negli allestimenti dagli architetti Roberto Peregalli e Laura Sartori Rimini, la seconda per il ristorante da Vittorio di Brusaporto (Bergamo), la prima in un clima di austerità da crisi economica tanto che alla fine è stato facile dire «siamo al verde» in un rimando tra platea di cronisti e palco di architetti, cuochi e sommelier. Verde il colore dominante del “giardino incantato” grazie a edere, mirti, eucalipti, verdi i centrotavola dove non si andrà oltre l’aggiunta di bacche. Nessun fiore se non piccoli narcisi bianchi ma in alto, nel cortile e nelle sale, per dare un po’ di luce in ambienti che si annunciano lunari e freddi, austeri nell’illuminazione e nella cifra d’insieme un po’ per il tema del Don Carlo e un po’ «perché abbiamo tenuto conto della crisi, anche se non abbiamo rinunciato ai fiori perché c’è la crisi», ha precisato Peregalli che poi si è lasciato andare, stufo delle polemiche attorno a un evento che al Comune - e quindi ai cittadini - non costa niente visto che il budget di 350mila euro (identico al 2007) è coperto da quattro magici sponsor (e lo zafferano afgano, importato dalla Comunità di San Patrignano, pagato dal sindaco Moratti): «Diciamo pure che siamo al verde, visto che il verde è il colore della serata, ma decidiamoci: vogliamo forse il black-out di ogni attività? Non credo che moda, design e eventi connessi non si terranno nei prossimi mesi perché c’è crisi».
Meno retorica insomma e più concretezza come per il problema del dipinto del Caravaggio, La conversione di Saulo, in Sala Alessi. La mostra chiuderà giusto domani e la macchina organizzativa, che aveva chiesto tre giorni di stop, dovrà fare i salti mortali, tenendo pure conto che, visto il tema religioso, l’opera dovrà essere coperta da un velo durante la cena per non turbare i commensali. Che non saranno solo di fede cristiana. Si attendono diversi musulmani tanto che lo chef Chicco Cerea ha dovuto preparare il suo straordinario hot dog con carne di pollo e non di maiale. «Volevano anche un dolce di mele e zafferano, ma ci è stato chiesto il panettone, mentre il salmone con le sue note in contrasto si sposa bene al tema dell’opera. La vera sfida? Risotto al dente per tutti e tutti serviti entro un’ora». Fischio d’inizio non prima delle 23. Ai tavoli attesi una dozzina tra capi di Stato, africani in particolare, e ministri nostrani, alcuni sindaci tipo quelli di Kiev, Buenos Aires, Francoforte e San Pietroburgo, forse la star rossonera Beckham, industriali, vip...