Scala, un concerto gratuito per la cultura

Contro i tagli della Finanziaria alla cultura, la Milano dello spettacolo scende in campo a modo suo. Mobilita le sue maestranze e i suoi musicisti e li riunisce in un concerto straordinario (e gratuito). Un concerto a favore della cultura, che si terrà domani (alle 16), alla Scala. A dirigere orchestra e coro il Maestro Arild Remmereit (per l’occasione nessuno recepisce lo stipendio); fra le musiche, anche alcune note arie di Verdi (Va’, pensiero dal Nabucco e Patria oppressa dal Macbeth). Scopo del concerto: protestare (in modo intelligente) contro i tagli della Finanziaria ai fondi per lo spettacolo. Aderiscono tutti i dipendenti della Scala (autorizzati dal sovrintendente Stephan Lissner) e diverse sigle sindacali (Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil e Cisal-Fials).
Una mobilitazione di massa del mondo dello spettacolo meneghino, perché «non si può pensare a Milano fuori dal teatro: senza la Scala, senza il Piccolo non si riuscirebbe a capire la storia di questa città», dice Giancarlo Albori, segretario del Slc (Sindacato lavoratori per la comunicazione). Sabato, la giornata di protesta inizia alle 15 e 30 con un presidio davanti al Piccolo Teatro, prosegue con il concerto alla Scala (con il biglietto, che si può ritirare in via Filodrammatici o attraverso i canali sindacali, si può anche fare una visita guidata al museo della Scala) e termina - dopo lo spettacolo - con un corteo dei lavoratori di tutti gli altri teatri milanesi.
La protesta non si ferma qui però, perché «60mila persone in Italia sono a rischio, e il settore ne conta 200mila. Un taglio del 40% non è sostenibile, e chi rischia di più sono i teatri piccoli». Quindi per il 25 novembre, giornata di sciopero generale, il mondo dello spettacolo incrocerà le braccia per 8 ore (sale cinematografiche comprese). In alcuni teatri lirici italiani si suonerà un Requiem, «per accompagnare la morte della cultura». E non è detto che si possa mettere in forse anche la Prima scaligera del 7 dicembre. Certo, i sindacati negano e assicurano che «noi siamo per riempire i teatri e per il pubblico». Ma a Sant’Ambrogio, fra gli spettatori, di pubblico pagante non ce n’è.