Scala, «prima» in crescendo Bagarini scatenati online

Sul web tagliandi maggiorati del mille per cento. Oscurati due siti. In coda dalle 6 per gli ultimi 140 posti. Ieri rimossi i lampioni «incriminati»

Enrico Lagattolla

Una «prima» che non ha prezzo. O meglio, che può avere costi esorbitanti. Biglietti al «mercato nero» venduti a 2.400 euro, attraverso la Rete. Due portali internet sono stati scoperti e sequestrati dalla Guardia di finanza, in un’indagine coordinata dal pubblico ministero Sandro Raimondi, e un bagarino del web (molto noto nell’ambiente, e in attività da almeno tre anni) è stato denunciato a piede libero. Decine, secondo i militari delle Fiamme gialle, i tagliandi ceduti a prezzi maggiorati anche del mille per cento, sfruttando indebitamente il «marchio» del Piermarini. Un volume d’affari che è ancora tutto da definire, ma un’Aida - quella in scena domani - che ha scatenato la corsa al biglietto. Alimentando anche un canale illegale.
Tagliandi introvabili, dunque. In internet si moltiplicano gli annunci (con tanto di e-mail e numero di telefono) di quanti si dicono «disposti a spendere qualunque cifra», anche «per una qualsiasi replica dell’Aida». Perché i 2mila e 400 posti disponibili sono andati esauriti nei primi giorni di prenotazioni, nonostante i prezzi arrivino a toccare i 2mila euro per il posto unico in platea. Più contenuti, invece, i biglietti per il palco arancione (1.400 euro), blu (1.200), verde (700) e fucsia (500). Infine in galleria, dove si va dai 50 euro ai 350. La speranza degli appassionati alle prese col «tutto esaurito» passa ormai attraverso una sveglia all’alba. Questa mattina, infatti, a partire dalle 6, iniziano gli appelli per aggiudicarsi uno dei 140 ingressi dell’ultimo minuto. Il rituale dei loggionisti è l’ultima speranza per assistere all’«Aida delle Aide». Ultima spiaggia, lo spettacolo en plen air davanti al megaschermo montato all’Ottagono della Galleria Vittorio Emanuele.
L’evento trascina con sé anche qualche polemica. Ieri pomeriggio, i tecnici del Comune hanno lavorato per rimuovere i quattro lampioni dalla facciata del Piermarini. «Quegli immondi birilli vanno tolti», aveva tuonato domenica l’assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi. «In tutte le vecchie incisioni e nei dipinti la facciata del Piermarini appare sgombra - spiegava il critico d’arte -. Quei lampioni, che oltretutto non funzionano nemmeno perché la luce viene da sotto la balaustra, vanno rimossi». E così è stato.