Scala, i lavoratori rifiutano l’Ambrogino

Dura la Lega: «Fanno i politici, non lo meritano»

Non c’è pace alla Scala. A un anno dalla «rinascita» il fantasma continua a turbare le note dell’opera. A riattizzare il fuoco della polemica tocca ancora una volta ai lavoratori che, a poche ore dalla cerimonia, pensano bene di rifiutare l’Ambrogino d’oro. L’onorificenza assegnata loro dal Comune e ora sdegnosamente rispedita al mittente. Le motivazioni in una nota diffusa nel blog dei dipendenti del Piermarini, il «Sottoscala» (www.lavoratoriscala.splinder.com). «Te lo do io l’Ambrogino», il titolo tra l’ironico e l’acido. In testa, ovviamente, un attacco al governo per la «difficile vertenza contro i tagli ai finanziamenti alla cultura e contro i continui decreti che precarizzano sempre più i posti di lavoro». «Se i preannunciati tagli dovessero passare - si legge - la produzione culturale del Paese, già in una situazione precaria, subirebbe un colpo mortale. Con tutta sincerità anzichè l’Ambrogino, le cui motivazioni tra l’altro non sono ancora chiare, sarebbe stata più utile una più decisa e unitaria posizione del consiglio comunale a sostegno della cultura e contro le strumentalizzazioni sulla Scala, patrimonio innanzitutto della città di Milano». Tra le motivazioni del rifiuto, spiega Bruno Cerri (Cgil spettacolo), anche la decisione di «assegnare il premio ai lavoratori, ma consegnandolo non direttamente a loro bensì al sovrintendente».
Spera in una marcia indietro Manfredi Palmeri. «Mi auguro - le parole del capogruppo di Fi - che il sovrintendente o un qualunque lavoratore che come me si rifiuta di pensare che l’unico portavoce dei lavoratori della Scala sia la Cgil spettacolo, ritiri il riconoscimento. In ogni caso, questa è l’ulteriore prova che forme di strumentalizzazione di una delicata e importante vicenda vengono più che combattute alimentate». Più dura la reazione della Lega. «Ci sono persone con troppa puzza sotto il naso - attacca Matteo Salvini -. Chi non vuole l’Ambrogino, evidentemente non lo merita. E certo Milano non è particolarmente colpita da questo. Noi siamo vicini a quella parte dei lavoratori della Scala che si impegna a tenere alto il prestigio del teatro. Chi, invece, anzichè lavorare per questo si occupa di politica, cambi mestiere».
«Prendo atto della decisione dei lavoratori - commenta dal centrosinistra Basilio Rizzo, primo sponsor della candidatura -. La mia proposta aveva una motivazione inequivocabile: riconoscere il ruolo da protagonisti che svolgono nella creazione di quel miracolo che sono gli spettacoli della Scala, e la riproporrei. Ma se hanno pensato che ci fosse una logica di spartizione alle spalle hanno fatto benissimo a rifiutare. Quando ho fatto la candidatura della Fallaci non c’era ancora».