Prima della Scala, la Moratti frena gli orchestrali ribelli

Il sindaco: "Il 90% dei musicisti ha firmato l’accordo. Prevalga il buon senso". Zanello: "Lissner ha il nostro appoggio"

E finalmente parla anche il sindaco. Tirata per la borsetta dalla politica, invocata dalla direzione del teatro, Letizia Moratti veste i panni di presidente della Fondazione Scala per far sapere di essere totalmente d’accordo con Bruno Ermolli, vicepresidente e plenipotenziario, e con il sovrintendente, Stéphane Lissner. Insomma, tutti compatti nel non aprire varchi agli orchestrali ribelli, musicisti e coristi iscritti al Fials che non vogliono arrendersi alla chiusura delle trattative.
«Sono profondamente dispiaciuta ma mi auguro che prevalga il buon senso: la Scala è un patrimonio di tutti» dice Moratti.
Un sostegno alla linea della fermezza arriva anche dalla Regione. Interviene l’assessore alla Cultura, il leghista Massimo Zanello: «Come socio della fondazione Scala, che rappresento, assicuro il nostro pieno sostegno e ribadisco che va bene così. Il sovrintendente ha la piena fiducia di tutti, continui a svolgere il suo lavoro che sta facendo bene».
Zanello replica, sia pur indirettamente, al capogruppo di Forza Italia in Regione, Paolo Valentini, che parla di «personalità mortificate», riferendosi agli orchestrali in sciopero. «Non è possibile sacrificare sull’altare dell’egualitarismo e delle logiche vetero-comuniste le tante professionalità che esistono all’interno del teatro» protesta Valentini, dissentendo dalla linea adottata dal teatro. A questo punto arriva lo stop di Zanello: «Non esistono questioni di comunismo ma di portafoglio. È stato fatto tutto il possibile per accontentare gli orchestrali. A questo punto va bene così».
L’intenzione del consiglio d’amministrazione è di andare avanti, in tutti i modi non antisindacali, per garantire le recite annullate. Si pensa anche di scritturare altri musicisti, nonostante sia ben chiaro che è difficile misurarsi con una nuova produzione senza la tranquillità di un’orchestra stabile.
La Moratti, comunque, preferisce non approfondire i solchi. «Nel pieno rispetto della attività svolta dagli orchestrali – spiega in una nota – mi auguro davvero che prevalga il buon senso, perché non vengano danneggiati tutti i lavoratori». Sottolinea l’importanza del Piermarini nell’identità e nella storia della città: «Ricordiamo che Milano si è ricostruita proprio attorno alla Scala, che i milanesi sentono come un simbolo e un patrimonio sempre messo a disposizione dell’Italia e del mondo. Ci auguriamo che anche la Scala senta di appartenere così profondamente e positivamente alla nostra città». Il sindaco ricorda la congiuntura internazionale sfavorevole: «Sono profondamente dispiaciuta per quanto si sta verificando, ma questo dispiacere non può certo modificare il giudizio che nasce dal buon senso». La parola conclusiva ai numeri: «Oltre il 90% dei lavoratori della Scala ha dato il proprio assenso all’accordo integrativo sia nella forma che nella sostanza». Il muro contro muro continua.