«Scala, neanche un italiano nei posti chiave»

Il sovrintendente Stéphane Lissner è francese e il nuovo direttore musicale Daniel Barenboin è argentino. E stranieri sono anche gli altri pezzi grossi che dirigono il Teatro alla Scala. A far notare il paradosso è la Lega Nord. Va bene che l’arte non ha nazionalità, va bene che stiamo parlando di un teatro conosciuto a livello internazionale, ma il Piermarini è pur sempre milanese e sorge proprio di fronte alla sede del Comune, dove ogni giorno si prendono decisioni per gestire la vita della città. Azzardando un paragone, sarebbe come vedere la formazione del Milan o dell’Inter composta unicamente da stranieri. Bravissimi, per carità, ma non italiani in una squadra italiana.
«Teatro alla Scala, italiani cercansi» è la provocazione del capogruppo leghista al Consiglio comunale Matteo Salvini. «Da milanese e da amante della musica che non conosce confini - ha affermato Salvini - mi domando come sia possibile che il teatro che rappresenta Milano e l’Italia in tutto il mondo non riesca a valorizzare un solo milanese, o un solo italiano, in nessuno dei suoi posti chiave».
Dal balletto al coro, dalle regie ai cantanti, dalla sovrintendenza alla direzione musicale «si valorizza quasi esclusivamente personalità straniere» ha sostenuto Salvini che ha quindi chiesto se non sia possibile trovare «direttori musicali, direttori d’orchestra o artisti di qualsiasi livello che non debbano necessariamente provenire dall’estero, preferibilmente amici degli amici».
L’esponente del Carroccio lancia perciò un appello alla società civile affinché «esca dal silenzio e chieda che il più grande teatro del mondo apra le sue porte a Milano e all’Italia» valorizzando i «tanti talenti nostrani che abbiamo e che per far fortuna, se non fanno parte di lobby o cerchie ristrette - ha concluso - devono andare all’estero».
A parte la stoccata leghista, Barenboin sembra piacere a tutti e finalmente copre il ruolo di direttore musicale che era vacante da sei anni a questa parte. La bacchetta non era stata più impugnata da nessuno dopo Riccardo Muti. Che, lui sì, nato a Napoli era italianissimo.