Scala, un omaggio a Fellini nella stagione del Balletto

Olivieri propone la «Sylphide» e un ricordo del grande Nureyev: per giugno la Serata Mozart, nell’attesa di progetti più attuali

Elsa Airoldi

Il nuovo corso di Stéphan Lissner, una corrente europea che lambisce anche le mecche più inviolabili come la futura Salisburgo di Markus Hinterhäuser, garantisce alle istituzioni il loro carattere e dà una pennellata di fresco alla facciata. Nomi giovani, commissioni, dinamismo...
In tale ottica Lissner ha avocato a sé la decisione di affidare regia e coreografia del Dido and Aeneas di Purcell al coreografo inglese Matthew Bourne. L'operazione-Bourne mutuerebbe (la scelta non è confermata) quella di Aix. Quando Lissner consegnò il Castello di Barbablù a Pina Bausch. Ma la programmazione del resto, il cartellone 2005-06 del balletto, resta almeno per ora nelle mani di Frédèric Olivieri, riconfermato fino al 2008.
Nell'elenco di Frédéric qualche novità e molte riprese. Una coincidenza mette al primo posto il nuovo allestimento della Sylphide (Parigi, 1832) più vera. Quella filologica di Pierre Lacotte che recupera l'originale su musiche di Schneitzhöffer e coreografia di Filippo Taglioni per la figlia Maria. Un medaglione d'epoca che propone una silfide francese e storicizzata.
Adotta elfi e naiadi e una tecnica elegante e deliziosamente decadente. Ricordiamo la Ferri a Palermo. Qui ci saranno Aurélie Dupont e Gilda Gelati con Mathieu Ganio (figlio di Denys Ganio e Dominique Khalfouni) e Maximiliano Guerra. La Silfide di Lacotte entra in repertorio accanto a quella storica di Bournonville e all'altra di Peter Schuaufuss.
Nuova pure la Serata Mozart, che, con Alessandra Ferri, Roberto Bolle e Massimo Murru, propone l'integrale della poetica Petite Mort (espressione che indica l'orgasmo) di Jirí Kylián, vi aggiunge le inedite Sechs Tänze dello stesso, Piano Concerto Jeunehomme dello svizzero Uwe Scholz e una creazione dell'inglese Christopher Wheeldon.
Riprese il resto. The Cage (maschi da usare per la riproduzione e quindi vuoti a peredere) è un Jerôme Robbins su Stravinskij (New York, 1951). La Strada di Mario Pistoni, trasposizione per la danza della pellicola di Fellini su Rota (Scala con Fracci, 1966), è una gloria del made in Italy e segna i primi passi della Scala nel moderno.
La Cenerentola di Nureyev è la più discutibile delle riletture dei classici (Bolshoj-Kirov, 1945/46) operate da Rudy. Con ambientazione hollywoodiana e riferimenti alla cinematografia anni Trenta. La Bayadère (San Pietroburgo, 1877) che nel '92 segnò il ritorno a casa di Alessandra Ferri, si rivede nella versione Makarova con la splendida Svetlana Zakharova e il giovane virtuoso del Kirov Leonid Sarafanov.
Mentre ad Alessandra tocca Il Pipistrello che Roland Petit creò nel '79 per Grace di Monaco. Quindi ancora Nureyev, questa volta con la classicissima Bella Addormentata (San Pietroburgo, 1890) allestita per la Scala nel '66 e sempre ripetuta (con la parentesi '83 di Alicia Alonso). Prevista anche qui la coppia Zakharova-Sarafanov.
In coda alla stagione in corso pure Histoire de Manon (da Massenet, Londra, 1974) di Kenneth MacMillan. Con le coppie Ferri-Bolle, Guillem-Murru, Romagna-Bolle e Gelati-Volpintesta e decentramenti a Parma e Torino. È tutto e non ci pare granché.
Anche perché la danza, che pur ogni tanto sussulta lamentandosi delle male-distribuzioni o dei camerini rapiti, è l'unica realtà scaligera passata indenne tra l'uragano che ha spazzato via ogni cosa penalizzando in particolare l'orchestra. Dunque non ha scuse. Nel futuro dell'era Olivieri dovrebbero tuttavia esserci la Bausch e Forsythe, Mats Ek e Neumeier. Facciamo finta che questa sia una stagione di transizione. Per solidarietà.