La Scala orfana di Muti ricomincia da «Idomeneo»

Inaugurazione con l’opera di Mozart. Spiega Lissner: «Impossibile sostituire il Maestro, ma spero torni. Così come Abbado». Il teatro alternerà più direttori

Piera Anna Franini

da Milano

«Aprire le porte» è la parola d’ordine di Stéphane Lissner, dal 18 aprile sovrintendente e direttore artistico del teatro alla Scala. Visioni ad ampio raggio, vocazione alla cooperazione, sguardo al di là delle Alpi e ancor prima dei navigli di quest’uomo garbatamente determinato, manager in senso moderno e finalmente europeo. Tre mesi di lavoro indefesso, e ieri, assieme a Bruno Ermolli, vicepresidente, e al sindaco Gabriele Albertini, presidente, la presentazione della stagione 2005-2006. Un cartellone – ma Lissner parla di «progetto» - ancora da limare: vi sono le idee guida, del presente e del futuro, i titoli e i nomi di gran parte degli interpreti, ma per i dettagli ci vorrà ancora del tempo.
Lissner punta sulla «produttività e sul rigore economico», accenna alle «tempeste passate», ma va subito oltre il fumo della polemica perché ciò che conta è «soddisfare le esigenze poste da un servizio pubblico, e per questo devo cercare la coesione», dice. Obiettivo numero uno: «Lavorare per il pubblico», premesso che «la Scala è un teatro a vocazione pubblica, chiamato a trasmettere sapere». Il discorso vale per tutti anche per chi ha difficoltà ad accedervi o ne è intimidito: i giovani in testa per i quali Lissner – padre di sei figli – prevede ingressi agevolati se non gratuiti.
Lissner da europeo fa sì che gli interessi e gli ideali prendano forma nel rapporto collettivo, vuole una Scala che sappia dialogare con altri enti, «il Piccolo, Milano Musica, altre orchestre...». Già s’è mosso sul fronte dei complessi di Santa Cecilia e del Maggio Musicale Fiorentino così come non esclude cooperazioni con altre istituzioni di Milano, Orchestra Sinfonica Verdi inclusa. Promette coproduzioni, come del resto chiarisce il titolo inaugurale, Idomeneo, nato dalle sinergie con l’Opéra di Parigi. C’è chi sbuffa in platea, e lui rassicura con un: «Sarà comunque sempre la Scala a proporre per prima. Comincio io».
Le tre inaugurazioni future, Mozart il prossimo dicembre, un melodramma dall’Ottocento italiano nel 2006 e Wagner nel 2007, spiegano «la volontà del grande repertorio» pronto a convivere con melodrammi e opere sinfoniche che la Scala regolarmente commissionerà.
Si definisce la stagione prossima e via via prendono corpo le due future, piede sull’acceleratore necessario per guadagnarsi i grandi artisti. Per questa edizione Chailly ha annullato impegni per assicurare una presenza che si annuncia sempre più consistente (in settembre dirigerà pure la Filarmonica), lo stesso è valso per Maazel e Barenboin, direttori di vaglia che assieme ai più giovani Jurowski, Harding e Dudamel torneranno spesso garantendo una continuità in questa fase di interregno. Perché se ora «è impossibile sostituire Muti», prima o poi il problema dovrà essere risolto attingendo alla rosa di chi con maggior frequenza calcherà il podio del Piermarini, va da sé che l’incontro con i grandi direttori sarà una sorta di test prematrimoniale.
Claudio Abbado ritornerà? «Tre settimane fa sono stato a Berlino, ho trascorso un giorno intero con lui ed è a lui che mi sono rivolto per primo dopo il mio incarico. Mi auguro che torni e che fra due o tre anni possa tornare anche Muti», risponde. È cartesiano e pragmatico Lissner, ma sulla questione Arcimboldi – che ne sarà? – anche lui glissa: «La Scala deve garantire continuità morale e culturale agli Arcimboldi. Per me, ora, è difficile poterlo gestire, per pianificare questo cartellone ho dovuto concentrare tutte le mie energie sulla Scala».