Scala racconta il suo Shakhtar: «Un presidente alla Campedelli»

Paolo Brusorio

da Milano

Rinat Akhmetov, padre padrone e padrino dello Shakhtar, ha tutto per essere un buon presidente: un patrimonio di oltre due miliardi di euro e un impero metallurgico alle spalle che l’ha portato a comprarsi la squadra dei minatori di Donetsk per conquistare l’unica cosa che gli importa: la Champions league. In Italia c’è chi lo conosce bene: Nevio Scala. Che ora, dopo aver sfiorato la panchina scozzese degli Hearts of Midlothian («ci siamo detti arrivederci, il tempo di migliorare il mio inglese»), sta nella sua campagna ma che in Ucraina vinse un campionato, il primo della storia societaria, e una coppa nazionale. Era il 2002.
Che tipo è Rinat Akhmetov?
«Un grande personaggio. Ogni giorno arrivava agli allenamenti con la scorta, stava fino alla fine e voleva sapere tutto».
Capisce di calcio?
«È appassionato. Mi ha chiamato per i risultati che avevo fatto con il Parma: era il modello che aveva scelto per lo Shakhtar».
Ci racconta la sua ricchezza?
«Ha un jet personale e una residenza fantastica, arredata da architetti italiani. Una volta firmato il contratto da favola, mi mise a disposizione tutto quello che volevo: un appartamento da 400 metri quadri nel centro sportivo, una stanza di albergo sempre disponibile per quando arrivava mia moglie, una guardia e un’auto per andare a caccia. Una Lada che mi aspetta ancora nel suo garage. E dopo il titolo prestò il suo jet alla squadra che venne a festeggiare qui da me in campagna».
Passioni oltre al calcio?
«La cultura, frequentava scrittori e musicisti. Ma uno dei suoi migliori amici è Sergej Bubka, il fuoriclasse del salto con l’asta. Venivano spesso allo stadio insieme».
Quale presidente italiano le ricorda?
«Campedelli. Per la meticolosità e la serietà».
Non Berlusconi o Moratti?
«Ha gli stessi soldi, ma è più disponibile al confronto».
Servirebbe al calcio italiano uno come Akhmetov?
«Sì. È ricco, ma non butta via i soldi. Ho trattato tre mesi per firmare il contratto».
Comprerà una squadra all’estero come Abramovich?
«No, è troppo legato a Donetsk. Al centro sportivo - dove c’è anche un lago dei cigni - dà lavoro a quasi cento persone quando gliene basterebbero cinque. Poi sta costruendo un nuovo stadio e un mega albergo a cinque stelle».
Che squadra troverà l’Inter?
«Forte, ma ha appena vinto il campionato, potrebbe essere distratta».
Un difetto di Akhmetov?
«Vuole vincere sempre».