La Scala ricorda la «sua» Maria Callas

Il sindaco Moratti: «Si identificava con le eroine dei melodrammi»

da Milano

Sua madre faticava a ricordare il giorno esatto del primo vagito di Maria Anna Sophie Cecilia Kalogeropoulos, quel 2 dicembre del 1923 in una New York piena di neve che scrupolosi biografi hanno ricostruito con filologica passione. Tutto il mondo celebrerà la data della sua morte. Era il 16 settembre del 1977, trent’anni fa, e colei che era diventata la divina Maria Callas esalava l’ultimo respiro barricata nel suo rifugio parigino, in compagnia di molti dolori e troppi sonniferi. Tra l’inizio e la fine, anni di mitici successi e capricciosi malori, con la fama del cattivo carattere che la inseguiva e la consacrava nei teatri del mondo.
Milano e la Scala hanno un posto da palco reale nella storia della voce più famosa e amata del Novecento. La Callas ha vinto con la vita e la forza della leggenda il duello con la virtuosissima Renata Tebaldi. Maria sostituì come Aida la celeberrima soprano ammalata. Era il 1950, fu il suo debutto al Piermarini e passò praticamente inosservato. Adesso, trent’anni dopo la sua scomparsa, la Scala sarà aperta a tutta la città un intero giorno, domenica 16, per la prima mondiale del film documentario «Callas assoluta» di Philippe Kohly, dove Maria parla con la voce ricostruita dagli archivi storici. Sono previste tre proiezioni (alle 12, alle 15 e alle 21), l’ingresso in teatro sarà gratuito e lo spettacolo serale sarà trasmesso su Arte Tv e sul canale Classica di Sky.
Dopo il film, due mostre e un libro («Maria Callas. Gli anni della Scala», edizioni Allemandi) sono il tributo alla Vestale di Luchino Visconti, alla Tosca di Victor de Sabata, alla Lady Macbeth che non poté essere con Arturo Toscanini. Fu comunque il grande maestro a far aprire per lei le porte del teatro lirico milanese, dove salì sul palco nel 1951 con i Vespri e poi Norma e Il ratto dal serraglio. I rapporti con il sovrintendente, Antonio Ghiringhelli, furono difficili da subito fino all’esplosione finale del 1958, quando la Callas giurò di non rimettere mai più piede al Piermarini.
Le mostre hanno come tema «I costumi di scena» (dal 14 settembre al 31 gennaio 2008) e «Immagini dietro le quinte» (dal 14 settembre al 30 novembre 2007). La prima permetterà di sfilare tra venti costumi teatrali indossati nelle sue interpretazioni sul palcoscenico della Scala. «Venti autentici pezzi di storia - anticipa il sovrintendente, Stéphane Lissner -, alcuni dei quali mai esposti al pubblico prima d’ora». Il sindaco di Milano e presidente della Fondazione Scala la ricorda come «una grande artista e una grande attrice profondamente legata a Milano» e al suo teatrale mostrarsi al mondo è dedicata la mostra che raccoglie le sue foto private.
A Milano morì la Maria dei primi trent’anni di vita, la «mastodontica sciuretta» che la stilista Biki, sua sarta, pigmalione, musa, aveva incontrato a casa di Wally Toscanini nel ’51. Nell’atelier al pianterreno di via Sant’Andrea l’appesantita signora borghese, la consorte di Giovanni Battista Meneghini, tutta compita in borsetta e scarpe di vernice, diventò un’icona di stile seminascosta in misteriosi scialli. Perse trenta chili e rinacque drammatica Diva.