Scala: Scuola di ballo, fucina di star

Pamela Dell’Orto

da Milano

Diversi anni fa una bambina come tante iniziava a danzare sulle punte nelle aule della Scuola di Ballo della Scala di Milano. Qualche anno dopo i teatri di tutto il mondo l’avrebbero applaudita. Il suo nome era Carla Fracci. Stesso percorso e stesso successo per Luciana Savignano, Alessandra Ferri, Roberto Bolle e molti altri.
Oggi sono 130 i ragazzi (dagli 11 ai 18 anni) che entrano ogni anno nella scuola fondata nel 1813. Otto su dieci arrivano da fuori Milano, dormono in istituti, si esercitano ogni giorno per ore, prendono l’autobus per frequentare le aule di medie e superiori dall’altra parte della città. «La priorità è dare agli allievi e alle loro famiglie aiuti pratici e una vita più protetta, come fanno le grandi scuole di ballo europee, a partire da quelle di Mosca e San Pietroburgo». Parole di Anna Molinari, neo-presidente onorario dell’Associazione Amici della Scuola di Ballo della Scala.
È stato un colpo di fulmine quello della scuola con la stilista, che alle sfilate di Blumarine dello scorso settembre ha messo in passerella alcune giovanissime etoile del Piermarini. Un connubio ideale perché la stilista si è sempre ispirata al mondo della danza. E ora, oltre a sostenere l’associazione, sta «preparando i tutù per Napoli, il prossimo spettacolo (il 28 e il 29 aprile agli Arcimboldi) della Scuola di Ballo, ispirati alla tradizione partenopea: maniche a sbuffo e top di velluto contadinella per le ballerine, pantaloni neri e camicia bianca da “scugnizzo” per i ragazzi».
L’associazione è nata due anni fa da un’idea di Maurizio Vanadia, ex primo ballerino e direttore artistico, Chiara Cavalli Benedini, insegnante di anatomia biometrica e presidente, Loreta Alexandrescu e Guido Busato. Due anni di duro lavoro, come racconta la Cavalli Benedini: «Ho bussato a tutte le porte e continuerò a bussare alle porte della prossima giunta. Cerchiamo un edificio per costruire stanze per almeno cento ragazzi. E chiediamo al Comune di metterci a dispozione le aule di qualche pubblica vicina alla nostra scuola: oggi sono molto distanti. I ragazzi devono fare troppi sacrifici, e le famiglie hanno troppe spese». Solo un paio di scarpette da punta costa 45 euro, e in un balletto se ne consumano due.
L’associazione (02.88792312, asbscala@fastwebnet.it) cerca uno sponsor. Anche per «favorire la conoscenza di un’arte spesso trascurata, sostenere nuovi talenti e contribuire a mantenere la tradizionale formazione di alto livello accademico». Perché, per dirla con la Fracci, «la danza è un linguaggio senza barriere».