Scala Semyon Bychkov dirige la «Filarmonica»

Grintoso e affascinante, amabile e intelligente, Semyon Bychkov accetta di sostituire nel concerto filarmonico di lunedì (ore 20) Myung-Whun Chung indisposto. E’un habitué del Piermarini dove ha diretto vari sinfonici oltre all'Elektra del 2006 e alla Tosca nel '97 (in arrivo anche Die Frau ohne Schatten). Bychkov si porge come bacchetta per tutte le orchestre. Alla domanda su quale suono abbia la nostra, risponde che il suono è ovviamente italiano. Del resto tutte le orchestre hanno il suono del luogo dove sono state forgiate. Ma allora lui, nato in Russia, cittadino americano, residente a Parigi, marito di una franco-italiana (Marielle Labèque ) e direttore principale della WDR Synphonieorchestre di Colonia di che suono è? Appunto un direttore per tutti. In campo operistico il suo cuore batte per Strauss, sebbene non siano mancati Verdi, Wagner, Puccini, Mozart. Mentre in quello sinfonico il prediletto di lui, artista internazionale e scafatissimo uomo di mondo ma nato e educato a Leningrado, figlio di un memebro del partito, batte per il primo amore Šostakovic. L'inquietante cantore della sua città che aderiva al regime senza condividerlo perchè russo era e da russo intendeva comportarsi. Alla Scala Bychkov mantiene ora una parte del programma Chung: la Sesta di Caijkovskij. Poi, per una volta, niente Šostakovic. Al suo posto un trionfo di nordicità con il Concerto per clarinetto che Kimmo Hakola scrisse nel 2001 per il clarinettista Kari Kriikku, l'attuale interprete. Il concerto esplora le possibilità del clarinetto spaziando dal jazz alla musica kletzmer e ad echi orientali. Il brano, di grande impatto, ha ampi squarci solistici che richiedono un virtuoso. Dopo la novità la celeberrima sinfonia caikovskijana. Una sinfonia che si distingue dalle precedenti per l'insistita malinconia e la singolarità strutturale che propone in chiusura un Adagio Lamantoso risolto sul mormorio di viole e celli, fagotti e contrabbassi.