Scala, dopo la svolta arrivano i finanziamenti

Banca Intesa e Generali tra i nuovi mecenati. Buttiglione promette di ridurre ulteriormente i tagli e avverte: «Lissner ristrutturi con garbo»

Sabrina Cottone

da Milano

Il giorno dopo il successo alla Scala si pensa già al domani. E il domani è Daniel Barenboim, il grande direttore israeliano che con la Nona di Beethoven sarà sul podio per il tradizionale concerto di Natale. Più avanti toccherà a Lorin Maazel con la Tosca e al Don Giovanni diretto dal ventiquattrenne Gustavo Dudamel, in un’alternanza tra grandi promesse e solide certezze che è un po’ la filosofia del sovrintendente Stéphane Lissner. Tornerà anche l’applaudito Daniel Harding e non solo per le sei repliche di Idomeneo al via da domenica prossima. Il trentenne direttore inglese sta chiudendo gli accordi con il Piermarini anche per la prossima stagione: tornerà sul podio ma non con un titolo mozartiano, perché anzi si confronterà con un compositore del Novecento.
«L’emozione per il 7 dicembre è grande, ma l’intera prima stagione è molto importante» sottolinea Lissner quando non si sono ancora spenti gli echi degli applausi. Il padrone di casa ha raccolto omaggi, complimenti e, quel che forse più conta in questi periodi di tagli pubblici e magri bilanci, anche rassicurazioni sul futuro. Lunedì il consiglio di amministrazione si riunirà per affrontare un bilancio di previsione a dir poco problematico. «Non le mancheranno gli aiuti» è stata la promessa arrivata sia da consiglieri sia da contributori, convinti dalla professionalità con cui Lissner, arrivato a Milano il 2 maggio, ha organizzato un evento difficile in tempi brevissimi e senza neanche troppi fondi. In pole position tra i mecenati della lirica Banca Intesa e Generali, ma assicurazioni sul futuro sono arrivate anche da coloro che sono già fondatori permanenti e membri del Cda, come Pirelli, Camera di commercio ed Eni. Nessun disimpegno, al contrario, e ciò nonostante la nuova legge sulle fondazioni liriche (datata maggio 2005) preveda contributi economici molto più cospicui per entrare nel Cda della Scala. Tra i finanziatori pubblici si fa largo la Provincia di Milano. «Non abbiamo intenzione di escludere nessuno. Al contrario la Fondazione desidera includere il massimo numero possibile di privati e pubblici per coltivare l’eccellenza della Scala» spiega il vicepresidente, Bruno Ermolli.
Anche il ministro dei Beni culturali, Rocco Buttiglione, ha dato garanzie di essere impegnato a recuperare denaro per il Piermarini. Racconta Lissner: «Ha detto di aver preso a cuore la questione dei finanziamenti allo spettacolo, di aver contribuito a far ridurre i tagli dal 33 al 13 per cento in Senato e che ora alla Camera si cercherà di scendere ancora: si potrebbe arrivare all’8 per cento». Buttiglione chiosa che «si è parlato un po’ di musica e un po’ di soldi» e che se il ministro ce la metterà tutta per ridurre i tagli, il sovrintendente si impegnerà a riorganizzare il teatro e a ottenere un numero superiore di recite: «Dovrà fare la ristrutturazione seppur con garbo e intelligenza, tenendo conto delle esigenze artistiche».
Il fatto è che la pace tornata in teatro dopo un anno di tensioni altissime consente di fare programmi a più lunga scadenza. I privati si sentono motivati a investire e tranquillizzati da un teatro in cui lo spirito sembra di grande cooperazione. «È un successo a cui hanno contribuito tutti ed è importante che dopo lo spettacolo tutti, proprio tutti, i lavoratori della Scala erano contenti. L’ho constatato brindando con loro» il commento di Lissner, che prima di andare alla cena di gala a Palazzo Reale si è fermato a lungo alla festa più casereccia organizzata nei locali del teatro. E Fortunato Ortombina, coordinatore alla direzione artistica, tira fuori l’orgoglio del tempio della lirica: «C’è un’anima scaligera molto forte e dopo tutto quel che è successo è chiaro che si è voltata pagina. È un momento di grande energia positiva».