Scala, il talento di quattro virtuosi per il comitato Negri Weizmann

Questa sera alla Scala annuale appuntamento benefico con il Comitato Negri-Weizmann. Concerti affascinanti, capaci di monopolizzare il meglio del concertismo internazionale come oggi dove quell’«Hommage aux Virtuoses» in locandina allude al pianista israeliano (ma nato a Vilnius in Lituania) Itamar Golan, al violinista Vadim Repin e al violoncellista Misha Maisky. Golan in particolare ha lasciato un indelebile ricordo nel duo con il pianista palestinese Saleem Abboud Ashkar, in un’occasione dalla tangibile valenza simbolica. Accanto alla tastiera il siberiano Repin, «il più perfetto violinista che io abbia mai ascoltato» (Yehudi Menhuin), è uno che ha suonato con tutte le orchestre e tutti i direttori e vanta un rapporto privilegiato con Valerij Gergev e l’Orchestra del Marijinskij oltre che con Muti e i Wiener con i quali ha inciso il primo cd Deutsche Grammophon dedicato a Beethoven, il «Concerto per violino e Sonata a Kreutzer» con Martha Argerich. Anche portato al contemporaneo, Repin suona un Guarneri del Gesù 1736. Chioma fluente, casacche plissetate e amuleto di giada Maisky regala frequenti apparizioni (l’ultima qualche settimana fa per il Fai) e ogni volta è una visione. Se il suono che esce dal suo Montagnana potesse prendere corpo diventerebbe una xilografia remota, racconterebbe la storia del tumulto dell’anima imbrigliato nelle maglie del rigore, dello studio e della conoscenza. Dell’intuito e del sentire. Difficili i paragoni con altre strumentalità. Per farci capire diremmo, sempre restando nell’Olimpo del cello, che se Mario Brunello è Apollo, Misha è Dioniso. Un Dioniso talmente perfetto che pur nulla lasciando al caso pare sempre improvvisare. Specie il ritmo, che ruba a sé stesso come potrebbe fare il jazz.
I nostri virtuosi sono coordinati dal finlandese Pietari Inkinen, ventottenne affermatosi prima come violinista, poi come direttore. In questa veste ha frequentato importanti orchestra ed effettuato incisioni. In città è di casa alla Verdi, dove ha appena inaugurato la stagione. Oggi è alla sua prima Scala.
Per i nostri virtuosi e il loro giovane direttore Rossini, Brahms, Šostakovic e Beethoven. Di Rossini svetta la festa dell’Ouverture del Guillaume Tell. Una pagina che, da quando e di moda inserire nei sinfonici brani operistici, appare sui leggii più paludati nelle sue quattro sezioni Andante, Allegro, Andante e quell’Allegro vivace che è un’irresistibile cavalcata di ritmi sul moto perpetuo dei violini. Il doppio Concerto per violino, cello e orchestra di Brahms vede la gara dei due archi. Festival Ouverture di Šostakovic è per la Filarmonica. Il Triplo Concerto per violino, cello e piano di Beethoven il banco di prova dei tre, anzi dei quattro, ospiti.