Dalla Scala alla Verdi sorprese d’autore per un bianco Natale

Domani al Piermarini e in Auditorium concerti paralleli per celebrare la Natività. Dirigono Barenboim e Jais

Una «due giorni» davvero speciale, a ridosso del Natale, per gli appassionati di classica. Soggetti interessati, altrettante istituzioni cittadine di cui Milano va giustamente fiera: la Scala e la Verdi. Peccato constatare che, in circostanze simili, il pubblico, non dotato del dono dell’ubiquità, sia costretto a dover scegliere, causa sovrapposizioni di orari, come inevitabilmente succederà domani. Si comincia stasera, al Piermarini (ore 20, info e prenotazioni: 02-860775, 02-72003744, www.teatroallascala.org), con il concerto straordinario a favore del Museo Diocesano di Milano, che vedrà il Coro Filarmonico della Scala e il Coro di Voci Bianche della Scala e del Conservatorio «G. Verdi» di Milano esibirsi in una serie di brani natalizi, diretti dal milanese Bruno Casoni e accompagnati dagli strumentisti del Teatro alla Scala. Aprirà il programma il Filarmonico, con musiche di Haendel, Mendelssohn-Bartholdy e Rossini; quindi sarà la volta delle voci bianche, che eseguiranno una serie di canti natalizi, tra cui l’immancabile «White Christmas» di Irving Berlin e una chicca quale «Happy Christmas (War is Over)» di John Lennon e Yoko Ono. Finale congiunto delle due formazioni, con «Snowtime», fantasia natalizia per coro e strumenti di Carlo Boccadoro, compositore contemporaneo maceratese tra i più apprezzati a livello internazionale. Ancora Scala, domani (ore 20, info: www.teatroallascala.org) con il tradizionale Concerto di Natale. Ritroveremo sul podio l’instancabile (e affezionatissimo «scaligero», quanto beneamato dal pubblico milanese) Daniel Barenboim, impegnato alla guida di Orchestra e Coro riuniti, come esige conclamata tradizione, e all’insegna - ovviamente - di Verdi. Il maestro argentino-israeliano dirigerà i «Quattro pezzi sacri», composti nella tarda maturità e pubblicati nel 1898, solo tre anni prima della morte: Ave Maria, Stabat Mater, Laudi alla Vergine e Te Deum (voce sola, il soprano Adriana Damato). Farà da ouverture la mirabile versione per orchestra e archi del «Quartetto in mi minore». Sempre domani, quasi alla stessa ora, e a non più di tre chilometri di distanza da piazza Scala, il secondo appuntamento clou della giornata. Ci spostiamo infatti nell’Auditorium Cariplo di largo Mahler, dove, in data unica (ore 20.30, info: 02-83389401/2/3, www.laverdi.org), la fresca (di anagrafe) e motivata Orchestra Verdi Barocca, diretta dal quarantacinquenne milanese Ruben Jais, si esibirà nel «Messiah» di Haendel. Del capolavoro del compositore tedesco naturalizzato inglese, nato a Halle nel 1685 e scomparso a Londra nel 1759 (proprio quest’anno, dunque, ricorre il bicentenario della morte), la nuova ensemble (ha esordito, sempre in Auditorium, lo scorso 25 novembre) eseguirà integralmente la prima parte, dedicata alla Natività, e alcuni estratti del secondo e terzo momento dell’oratorio. Interessante notare come, composto in meno di un mese nel 1741, il «Messiah» fu eseguito per la prima volta nello stesso anno a Dublino, andando incontro, da subito, a numerose repliche, diventando di fatto l’opera sacra più nota e popolare di Haendel. L’opera presenta un carattere atipico nell’ambito della produzione oratoriale, sia per la particolarità dell’argomento, cioè la figura di Cristo con citazioni dall’Antico e dal Nuovo Testamento, sia per il pubblico cui era destinata, composto dallo strano mix di cattolici irlandesi e protestanti anglicani. Il motivo, certamente nobile, stava nel fatto che si voleva in questo modo far conoscere i pregi di una religione caritatevole e universalistica, al di là delle divisioni dogmatiche. La Verdi Barocca sarà accompagnata dall’omonimo ensemble vocale, diretto dal maestro Gianluca Capuano, fine conoscitore della musica rinascimentale e barocca.