La Scala volta pagina: «Sarà aperta a tutti»

Il sovrintendente Lissner: «Dobbiamo trasmettere sapere e conoscenza»

«Questa è l’ultima stagione che presento come sindaco di Milano». E la voce s’incrina. Per la prima volta a memoria di cronista. Poi Gabriele Albertini armeggia con l’auricolare per non perdere nemmeno una parola della relazione dotta ed elegante di Stéphane Lissner, il nuovo sovrintendente e direttore artistico che mostra gran polso nel disegnare il primo cartellone scaligero del dopo Fontana. E del dopo Muti. Alla fine la liberazione di un applauso un po’ più lungo e molto più caldo di giornalisti e addetti ai lavori accomodati, cosa inconsueta per la presentazione della nuova annata, sugli ancora fiammanti velluti rossi della platea. Promosso Lissner. E promossi anche Albertini e Bruno Ermolli, presidente e vice della Fondazione che dopo l’ultimo trionfale Sant’Ambrogio ha passato mesi davvero agitati. «Ci siamo lasciati alle spalle - può finalmente assicurare il sindaco - diverse polemiche, spesso più ingigantite che giganti». Parole lievi, una piccola grande bugia per coprire con pudore il terremoto invernale che ha ridotto l’organigramma del teatro a un cratere ben più spaventoso di quello aperto dalle ruspe nella platea all’inizio del restauro che sa ancora di miracolo.
Pagina girata. «È come - aggiunge - se il teatro stesso, con i suoi anni di storia e tradizioni, ci insegnasse a guardare avanti. A volte gli scarti momentaneamente creano tensioni, ma magari anche in quello c’è del buono e del positivo». Buono e positivo che oggi hanno lo sguardo penetrante e l’eloquio intenso del sovrintendente transalpino mentre racconta di una Scala come «casa da aprire a tutti». Come la domenica pomeriggio. Ai concerti a cui ogni adulto potrà portare con sé gratuitamente un minore.
Lissner mette in fila tre priorità: qualità rigorosa delle proposte artistiche, rigore economico, ricerca della coesione sociale all’interno. «La nostra filosofia - affabula - è portare conoscenza e trasmettere il sapere. Così si realizza la definizione di teatro a vocazione pubblica». Inevitabile uno sguardo al passato. «Muti?. Dirigendola per 19 anni, ha portato l’orchestra a un livello straordinario, aprendo il repertorio e il teatro stesso. Io mi inserisco in questa continuità. Muti non si può sostituire né in un mese né in un anno». Albertini esce dal retro, lascia a Lissner il palcoscenico. «È bravo, ha una grande capacità di comunicare, aperto all’estero e ai giovani. Il direttore della prima ha 29anni, quello del Don Giovanni 24. Con questa stagione passeremo da 150 a 210 spettacoli. Considerando che un metalmeccanico ha 225 giorni lavorativi all’anno, mi sembra una buona media. Scusate, ma da lì io vengo». E poi ricorda che dal 1997 a oggi la sua amministrazione ha speso per questa «vetrina di innovazione e ricerca» come nessun altro governo cittadino, «180 milioni di euro, 60 solo per i recentissimi lavori di ampliamento e restauro».