Alla Scala

Sabato la tradizionale serata al Piermarini diretta dal maestro Chailly

Torna Riccardo Chailly e con lui quel repertorio nordico che il direttore ha fatto suo per elezione emotiva e intellettuale.
Chailly, milanese per studi e lunga frequentazione (direttore della Verdi, ospite della Scala operistica e sinfonica, momento trainante della Filarmonica della Scala) è un talento naturale. Com’è ovvio studia di continuo le sue partiture, veri campi di battaglia di segni cabalistici, matite rosse e richiami, sebbene sia dotato di una musicalità innata che fa sgorgare la musica tanto spontaneamente da indurlo a tratti ad abbassare persino la guardia. Qualche volta troppo. Ma nulla toglie. Responsabile di tutte le gloriose realtà musicali della musicalissima città di Lipsia, seconda patria di Mendelssohn direttore del Gewandhaus, fondatore del conservatorio e artefice di una rinascimento che la trasformò in un centro studi di fama europea, Chailly, che ha natura estrosa e solare, pare amare quel repertorio introverso quasi per contrasto.
Negli anni della sua permanenza a Milano ne ha segnato il gusto consegnandole regolarmente passioni bachiane (ancora Mendelssohn) a Pasqua e “none” di Beethoven nel periodo natalizio. Come dire la preghiera per dolore e resurrezione e l'invito alla gioia, illuministicamente intesa come esortazione alla fratellanza di tutti i popoli, a ogni alba del nuovo anno. Il preambolo per sottolineare come anche la scelta di Lobgesang, Canto di lode, di Mendelssohn, l'autore della prorompente Italiana e della brumosa Scozzese, comunque l'emblema del "romanticismo felice", sia davvero singolare e desueta. E forse anche conseguenza di una specie di sovrapposizione psicologica oltre che di identificazione negli spiriti che informano quella che oggi è la "sua" Lipsia.
Il concerto natalizio più atteso, quello del 22 alla Scala, è dunque questa pagina che nel confuso catalogo dell'autore è sistemata alla voce Sinfonia n.2. Sebbene scritta dopo la Riforma che è la V e l'Italiana che è la IV. Composta (1838-40) in occasione del quarto centenario dell'invenzione della stampa, è un lavoro semisacro impiantato su testi biblici tratti appunto dalla Bibbia che Gutenberg stampò a Magonza nel 1455 per farne il più importante esemplare del nuovo sistema di divulgazione letteraria. Il Leitmotiv formale è il corale. La tinta un mix di sacro e profano. L'affresco è grandioso, a tratti severo, nell'impianto del si bemolle maggiore. Contrappone la spiritualità della borghesia tedesca e luterana a quella della liturgia latina e cattolica. Le note volano sulle ali del nuovo sinfonismo romantico, come quello coevo di Spohr o di Berlioz. Sebbene il punto di partenza sia ancora una volta Beethoven, che con la sua ultima sinfonia spezza definitivamente la tradizione classica con l'esigenza del ricorso alla parola. Scritta per soli, coro e orchestra, Lobgesang si affida ai soprani Soile Isokoski e Kristine Jepson, al tenore Christian Elsner, al Coro diretto da Bruno Casoni e all'orchestra del teatro.
Concerto di Natale alla Scala
con orchestra e coro della Scala, diretta da Chailly.
Sabato 22 dicembre ore 19
tel. 02-72003744