Scalata Rcs, Ricucci resta in cella La Procura a caccia dei suoi alleati

I magistrati chiedono alle banche i nomi di chi acquistò titoli del gruppo editoriale tra il marzo e il luglio 2005

Gianluigi Nuzzi

da Milano

Stefano Ricucci rimane in cella a Regina Coeli. Il Tribunale del riesame di Roma dopo una lunga e discussa camera di consiglio ha confermato l’ordinanza firmata il 14 aprile dal gip Oreste Villoni per l’immobiliarista romano. Stessa scelta anche per l’ex colonnello dell’esercito Vincenzo Tavano, con un passato al Comando generale della GdF e presunta talpa nell’indagine Rcs, e per l’imprenditore Tommaso Di Lernia. Quest’ultimo sarebbe stato uno degli intermediari delle soffiate che il martesciallo Luigi Leccese raccoglieva per il marito di Anna Falchi. Aggiotaggio informativo il reato contestato a Ricucci, rivelazione del segreto d'ufficio e favoreggiamento quelli contestati agli altri due indagati.
La scelta accoglie quindi le richieste della Procura: i pubblici ministeri Giuseppe Cascini e Rodolfo Sabelli avevano infatti chiesto al Riesame di respingere sia le istanze di scarcerazione sia quelle di convertire la detenzione in arresti domiciliari. Insomma, prevale la linea dura. Ed è una scelta che può interpretarsi in diversi modi. Innanzitutto è attuale e alto un pericolo di inquinamento probatorio. Sempre per l’accusa, Ricucci con Tavano, Di Lernia e Leccese potrebbe compromettere il quadro accusatorio. Ma i giudici del Riesame fanno capire anche che le indagini sono lontane dalla conclusione. Se appaiono infatti ormai circostanziati gli accertamenti sulla fallita scalata a Rcs, il fronte sulle cosiddette «talpe» ancora non è ben definito. Ed è quello che maggiormente implica misure restrittive. Come quest’ultimo filone aveva determinato la retata, così ora convince anche il giudice del Riesame a lasciare i tre a Regina Coeli. Per questo anche solo ipotizzare quando Ricucci lascerà il carcere è assai difficile. I difensori non commentano ma è ipotizzabile che verrà valutata l’ipotesi di ricorrere in Cassazione per ottenere la scarcerazione o gli arresti domiciliari. Di certo le indagini stanno marciando spedite. Ancora non è certo se Ricucci abbia avuto dei complici nella tentata scalata al Corriere o se si è trattato di una mossa sostanzialmente speculativa che poi ha permesso di avviare contatti politici e stringere alleanze internazionali. Così si spiega anche la lettera spedita dai magistrati romani ai principali intermediari finanziari italiani. Cui chiedono di mettere nero su bianco gli ordini di acquisto di azioni Rcs e i committenti nel periodo compreso tra marzo e luglio 2005. Una richiesta che segue le varie e già note acquisizioni documentali a Borsa italiana, disposte ed eseguite nello scorso inverno.
Ricucci in cella sembra che pensi soprattutto a sua moglie, animando, così come era facile prevedere, il gossip. Ha infatti deciso di inviare 35 rose rosse ad Anna Falchi per festeggiare il compleanno, come anticipa Gente in edicola domani. Sul biglietto bianco solo due parole: «Ti amo».
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it