La scalata di Unipol a Bnl: contatti tra Consorte e Fazio

La compagnia assicurativa studia le contromisure per far fronte alla perdita di alcuni possibili partner, travolti dalla bufera giudiziaria

Felice Manti

da Milano

Non basta la bufera politico-giudiziaria scoppiata grazie alle clamorose intercettazioni telefoniche per fermare Antonio Fazio. Il governatore di Bankitalia non sembra pensare proprio alle dimissioni. Anzi, in questi giorni sarebbe più attivo che mai. Le sue ultime mosse, secondo quanto trapelato in ambienti vicini a Palazzo Koch, riguardano la vicenda Bnl-Unipol. Il numero uno di via Nazionale ieri avrebbe avuto un contatto con Giovanni Consorte, amministratore delegato della società assicurativa che ha strappato - a meno di clamorosi colpi di scena - il controllo di Bnl dalle mani di Luigi Abete e del patto di sindacato della banca romana. L’operazione di Consorte, un’Opa sulle azioni della banca romana da lanciare a settembre insieme a un drappello di soci bancari di tutto rispetto come Deutsche Bank, Nomura e Csfb, sembra aver risentito, e parecchio, dello scossone giudiziario partito da Milano.
Il problema, come al solito, sarebbe di natura finanziaria. L’esborso di Unipol, stando alle ultime cifre, si aggira intorno ai 4,2 miliardi di euro, e sarebbe in parte colmato dall’aumento di capitale, già approvato, da parte delle controllanti Holmo e Finsoe (e al quale non parteciperà un importante azionista come Banca Mps). Un importo consistente, al quale avrebbero potuto partecipare anche alcuni dei soggetti finiti nel mirino della magistratura milanese. Da qui la richiesta di aiuto a Fazio, che non ha mai fatto mistero di preferire che Bnl finisca in mani italiane.
Intanto si fanno più rilevanti le conseguenze a Piazza Affari degli scossoni giudiziari. La Galassia del nord non sembra attrarre più nuovi investitori, anzi. Anche ieri a Piazza Affari si è assistito a una pioggia di vendite dei titoli che nei mesi scorsi erano cresciuti a dismisura e che avevano contribuito a riportare Piazza Affari sui massimi dell’anno. Le vendite hanno interessato in particolare Rcs (-4,7% a 6,043 euro) e Mediobanca (-2,93% a 15,143).
La possibilità che in Mediobanca (che controlla Generali) e Rcs facessero il loro ingresso i famosi «immobiliaristi» come Stefano Ricucci, Danilo Coppola e Giuseppe Statuto aveva scatenato nei mesi scorsi una corsa al rialzo per i due titoli, in particolare su quello della società editoriale che controlla il Corriere della Sera. Le mire di Ricucci sulla holding editoriale erano state molto chiare: salire al 29,9% ed eventualmente scalarla con un’Opa.
Adesso che le azioni del finanziere romano, che ieri ha smentito il suo interesse per Mps, sono state congelate dalla Procura di Milano nell’ambito delle indagini sul suo ruolo nelle operazioni Antonveneta e Bnl, la possibilità dell’assalto a via Solferino e a Piazzetta Cuccia si sono sostanzialmente ridotte al lumicino. Almeno fino a quando non si saranno chiariste le nubi giudiziarie che incombono sugli alleati di Gianpiero Fiorani.
Per un titolo che sembra perdere appeal ce n’è un altro che potrebbe «tornare» a far parlare di sé: Telecom Italia.
A pochi sono sfuggite le dichiarazioni molto «belligeranti» che Ricucci e Gnutti, secondo quanto si legge nelle intercettazioni in mano al tribunale di Milano, hanno lanciato a Marco Tronchetti Provera. Il numero uno di Hopa, Emilio Gnutti, avrebbe detto a Ricucci che «l’anno prossimo» il patron del gruppo Pirelli e Telecom dovrà andare a più «miti consigli». Il riferimento è agli accordi che legano la Hopa a Olimpia (ha una quota del 16%), holding cui fa capo a sua volta il 18% di Telecom. Se Hopa uscisse dal patto di sindacato di Olimpia, in scadenza l’8 maggio 2006, Gnutti incasserebbe un premio, già fissato dagli accordi parasociali, di 208 milioni di euro e potrebbe teoricamente rendere Telecom Italia nuovamente contendibile.