Scalate bancarie, in Procura sbarca Bruti Liberati

Stefano Zurlo

da Milano

Un nome storico di Magistratura democratica, Edmondo Bruti Liberati, alla testa del dipartimento in cui si indaga su Unipol e sul Cuccia rosso, Giovanni Consorte. Non è fantascienza ma quanto potrebbe accadere fra qualche settimana, quando Bruti Liberati conoscerà la destinazione finale all’interno della Procura di Milano. Per ora la certezza è una sola: il sessantunenne magistrato marchigiano ha vinto, anzi ha stravinto, il concorso per procuratore aggiunto a Milano. Mercoledì nell’ultima votazione al Csm ha ottenuto un plebiscito: tutto il plenum, compresi i laici della Casa delle libertà, lo ha incoronato all’unanimità.
Ora la palla passa al Procuratore capo, l’impenetrabile Manlio Minale. Tre sono i possibili approdi del neonominato: il dipartimento sui reati economici, come anticipato da Radiocor, quello sugli illeciti ambientali e gli infortuni sul lavoro, infine quello sulla criminalità organizzata non mafiosa. Il primo è ora sotto i riflettori dei media per l’inchiesta chiamata con orrendo neologismo Bancopoli. Il Pool che ha messo sotto scacco Consorte e il dominus della Banca popolare italiana Gianpiero Fiorani è formato da Francesco Greco, veterano di Mani pulite, Eugenio Fusco e Giulia Perrotti. Greco per l’anzianità anagrafica è di fatto il coordinatore del dipartimento da quando l’aggiunto Angelo Curto se n’è andato a Brescia, dove ha assunto l’incarico di avvocato generale dello Stato.
Tecnicamente, dunque Greco potrebbe ritrovarsi a breve alle dipendenze - anche se il termine non appartiene al lessico della corporazione - di Bruti Liberati, mentre oggi di fatto l’unico cui deve rispondere è l’energico ma silenziosissimo e invisibile Minale, tutto l’opposto dei maestri dell’esternazione Borrelli e D’Ambrosio. Bruti Liberati rappresenta al meglio quella tradizione ambrosiana che miscela indiscusse qualità professionali, carisma e un ottimo rapporto con i media. Spesso utilizzato per polemizzare con i palazzi del potere. Del resto il suo curriculum è un pezzo di storia della magistratura italiana: Bruti Liberati è stato consigliere al Csm dal 1981 al 1986, poi segretario e vicepresidente dell’Associazione nazionale magistrati, il sindacato delle toghe italiane. Dal 2002 al maggio dell’anno scorso, infine, ha guidato l’Anm e ha duellato infinite volte con il Guardasigilli Roberto Castelli contestandolo su tutto il contestabile: dalla legge sull’ordinamento giudiziario, alla ex Cirielli e al taglio dei finanziamenti per la giustizia. Ora, proprio la riforma dell’ordinamento giudiziario da lui combattuta gli attribuisce maggiori poteri nell’ambito di una ristrutturazione gerarchica degli uffici giudiziari. In teoria, il capo e i suoi aggiunti possono perfino togliere un fascicolo ad un Pm, gesto fino a ieri ritenuto poco meno di un attentato all’indipendenza dei pubblici ministeri.
Ma non è ancora detto che Bruti Liberati vada a dirigere il trio che indaga sui furbetti del quartierino. «Sono contento - spiega lui al Giornale - e sono a disposizione di Minale». Minale bandirà un concorso interno ma è probabile che nessuno si faccia avanti. A quel punto dovrà decidere la scala delle priorità: fra i tre posti vacanti il più esposto è senz’altro quello dei reati economici. Anche Greco aveva partecipato alla gara vinta da Bruti Liberati e ha fatto domanda anche per le altre due poltrone ancora libere. Ma le sue possibilità di vittoria sono prossime allo zero. Al Csm l’anzianità viene prima di tutto.