Scale antincendio off-limits, impianti elettrici fuorilegge: un rapporto di Legambiente rivela il cattivo stato di salute degli edifici scolastici regionali Le scuole di Roma bocciate in «sicurezza» Per agibilità statica i nostri istituti sono agli ult

Marcello Viaggio

I mille e settantuno edifici scolastici del Lazio sono vecchi e malandati. Esattamente il 98,4 per cento delle scuole nella regione è stata costruita prima del 1990. Appena il 38,24 per cento degli edifici ha il certificato di agibilità statica, solo il 58,82 per cento quello di prevenzione incendi dei vigili del fuoco. Gli impianti elettrici a norma sono appena il 3,7 per cento. La situazione in regione riflette in gran parte quella di Roma. I dati, eloquenti nella loro freddezza matematica, sono contenuti nel Rapporto Ecosistema Scuole 2006 di Legambiente. La sicurezza nelle scuole vede la nostra regione sotto la media nazionale, già non elevata. In rapporto alla agibilità statica gli edifici della capitale e del Lazio sono agli ultimi posti in Italia. Peggio del Lazio stanno solo la Calabria (29 per cento), la Campania (26 per cento), e la Puglia (13 per cento). Nella nostra regione il 47 per cento degli edifici necessitano di manutenzioni urgenti, particolarmente per infiltrazioni d’acqua piovana, tramezzi pericolanti, necessità di rifare i solai o gli impianti elettrici. Gli edifici che hanno goduto di manutenzione straordinaria negli ultimi 5 anni sono il 30,72 per cento.
Mentre in questi giorni suonano le campanelle e le scuole di ogni ordine e grado aprono i battenti ad una popolazione scolastica di 194.414 alunni, la situazione è questa. Da aggiungere ai numeri precedenti, come ciliegina sulla torta, che appena il 13,24 per cento degli edifici gode di agibilità igienico-sanitaria. Il commento di Donatella Poselli, ex consigliere comunale a Roma e presidente dell’Unione Italiana Genitori è lapidario: «La legge Masini del ’93 prevedeva stanziamenti straordinari per la messa a norma degli edifici. Ma ogni anno se ne rinvia l’applicazione. Anche l’attuale Finanziaria prevede poco e niente per la sicurezza, malgrado da Prodi si sprechino i proclami che il governo investirà di più nelle scuole».
Fra gli altri dati negativi nel Lazio non possiamo non citare quello delle scale antincendio, delle porte antipanico e delle prove di evacuazione. Queste ultime, secondo Legambiente, non le fa quasi mai nessuno. Anche laddove le scale di sicurezza ci sono, raramente rispondono a criteri di efficienza. Non è insolito trovare lungo il percorso di fuga da un ipotetico incendio cancelli sbarrati o finestre da scavalcare. Ostacoli da poco in condizioni normali, ma fatali nella ressa e nel panico. E gli impianti elettrici? Appena uno su 30 a norma. Con fili scoperti, scatole di derivazione esposte, a volte direttamente alle infiltrazioni d’acqua. Impianti obsoleti. L’Unione Italiana Genitori lancia il grido d’allarme: «Bisogna fare di più per rendere sicure le aule ai nostri ragazzi - afferma la Poselli -. Giorni fa sono stata in una scuola romana: se piove l’acqua entra nelle plafoniere, qua e là c’è addirittura qualche prefabbricato in amianto. Non è possibile. Ai soliti proclami della sinistra non seguono mai i fatti. Non si può sempre affidarsi al Padre Eterno e pregare che non succeda mai niente».
Particolare significativo, nel Lazio il 4% delle scuole sorge a meno di 60 metri da un distributore di benzina. «Un altro scandalo - commenta la presidente dell’Unione genitori - Ho chiesto proprio io in consiglio comunale di stabilire il divieto di aprire una pompa davanti ad una scuola, da allora è stato fatto rispettare. Ma dove c’era, il distributore è rimasto. Invece andrebbero assolutamente tolti». Un cammino faticoso passare dalle parole ai fatti. La sinistra spesso e volentieri su questi ultimi si rifugia nel silenzio. Ne sa qualcosa anche Piergiorgio Benvenuti, capogruppo An alla Provincia di Roma: «Abbiamo chiesto e sollecitato più volte all'assessore, in aula come in Commissione, tutte le documentazioni per quanto riguarda le certificazioni sulla sicurezza e la staticità degli edifici scolastici superiori di competenza della Provincia. Dopo due anni stiamo ancora attendendo».