«Di Scalfari ce n’è già uno. E basta»

Caro dottor Lussana, questa è la lettera indirizzata al direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli.
Egregio Paolo Mieli «Compagno» Direttore, ho letto l’editoriale pubblicato sul suo giornale e titolato «La scelta del 9 aprile» da lei firmato con palese compiacimento.
La lettura di tale «pezzullo» ha suscitato in me un incoercibile sentimento di ripugnanza; certo non di stupore perché l’Italia pullula di «voltagabbana» opportunisti ed «antemarcia».
Lei compie l’apologia di tutti i «capoccioni» dell’«Armata Brancaleone» tralasciando forse, per un piccolo residuo di pudore, le malefatte dell’«acchiappapoltrone» del fiancheggiatore della canea che urla «Unacentomillenassirya» e brucia le bandiere.
Sulla per lei malaugurata ipotesi di felice vittoria berlusconiana, lei si affretterà a pubblicare un panegirico altrettanto negativo.
È ovvio aggiungere che io ed i miei molto numerosi amici cesseremo di imbrattarci con quello che scrivi.
Con profonda disistima.
P.S. Cosa vuol fare? Pensa di essere un «Eugenio Scalfari?».
Non è all’altezza!