Scalfari rottama la democrazia pur di salvare il Pd in estinzione

Per evitare le urne, il fondatore di <em>Repubblica</em> tenta di convincere il
suo popolo che sia meglio proseguire la legislatura con una guida
tecnica. Peccato che l’elettorato non l’abbia mai seguito

Poiché se andassimo ad elezioni la sinistra le perderebbe, incalzata a destra dal Terzo polo e a sinistra da Vendola e Di Pietro, allora è meglio che la legislatura prosegua ma alla guida del governo non deve starci Berlusconi ma un personaggio adeguato a tale incarico come il governatore della Banca d’Italia, il presidente della Corte dei Conti o quello della Corte costituzionale. Perfino qualcuno della maggioranza come Letta, Tremonti o Pisanu. Ma non Berlusconi. Parola di Eugenio Scalfari. Amen.
Ma perché dovrebbe avvenire tutto questo? Come perché, perché lo pensa Scalfari e un gruppo di illuminati come lui o direttamente da lui. Basta e avanza, no? Del resto Scalfari sostiene tutto questo dal 1994 quando Berlusconi vinse le elezioni la prima volta. Cominciò, per la verità a pensarlo e a scriverlo già dal 1993 con intenti preventivi ma i suoi appelli non fecero breccia sull’elettorato che scelse allora, e varie volte dopo, il contrario di quanto lui sosteneva. Legittimo per lui dire quel che pensava fosse il meglio, legittimo per gli italiani decidere l’esatto contrario. Eh no, troppo facile ragionare così. Va bene che Berlusconi vinca le elezioni, va bene che il popolo lo voti, va bene che le elezioni si siano svolte regolarmente, ma tutto ciò non basta.
Il popolo può sbagliare alle elezioni, può far vincere il leader e la coalizione sbagliati. In questo caso il popolo va corretto ma nel caso in cui si debba tornare a votare bisogna preventivamente controllare che non perdano il leader e la coalizione contrari a Berlusconi e nel caso in cui non si pensi che vincano il presidente della Repubblica - Giorgio Napolitano in questo frangente - ma dovrebbe farlo chiunque altro - in caso di crisi deve togliere di mezzo Berlusconi e affidare la presidenza del Consiglio ad un personaggio adeguato.
Scalfari non è arrivato, almeno fino ad ora, a proporre che questo ragionamento diventi una norma transitoria della Costituzione ma di fatto il suo ragionamento è svolto in quella logica: qualcosa di permanente fino a che Berlusconi solcherà la scena della politica.
Siamo sempre alle solite. Questo benedetto popolo bue va lasciato fare ma non troppo. In questo Scalfari la pensa come Collodi a proposito del cane Melampo (poi sostituito da Pinocchio) che aveva la catena lunga ma doveva sempre rimanere legato. Così il popolo: libertà di scegliere ma solo se non sbaglia. Quando non va la legge elettorale, quando non va la campagna elettorale perché troppo mediatica e favorevole a Berlusconi (quando vince la sinistra l’uso dei media va bene), quando i voti presi in Parlamento oltre la maggioranza non vanno bene (quelli di D’Alema nel 1999 o quelli dei presidenti americani oltre la maggioranza che li ha eletti sono sintomi di parlamenti maturi e responsabili).
Ora, la legge elettorale può non piacere e non piace tanto neanche a noi, salvo ricordare a tutti le condanne anche di Scalfari per il mercato delle preferenze quando i cittadini sceglievano il candidato indicandolo sulla scheda elettorale. Può non piacere la mediatizzazione delle campagne elettorali ma chi è senza peccato scagli la prima pietra. Possono non piacere tante cose e si può criticare tutto e tutti. Ma non si possono confondere le proprie idee con una sorta di costituzione materiale come fa Scalfari perché in questo caso diciamo che si esagera un po’.
Per fortuna che il popolo c’è e sceglie quel che vuole e sono quasi vent’anni che non dà ragione a chi la pensa come Scalfari. Le decisioni del popolo possono essere manipolate dal Palazzo (vedi i risultati di molti referendum) ma nel sistema bipolare la scelta della coalizione e del premier sono ancora, nonostante tutto, abbastanza chiare e forti e superano la legittimità dei personaggi adeguati che vorrebbero Scalfari e compagni.