Scali fantasma e degrado assediano la Valpolcevera

(...) Ecco che cosa abbiamo trovato nelle stazioni della Valpolcevera.
San Quirico: senza voto
«Una stazione dei treni a San Quirico? Che io sappia non esiste». Non è singolare che del mini-scalo ferroviario di San Quirico-San Biagio, sulle rive del Polcevera, non sappia nulla nemmeno chi - come la cuoca di un’osteria di questo piccolo quartiere di Genova - ci abita e ci lavora?
La stazione, però, esiste davvero. Anche se è piccola e poco frequentata: per la maggior parte dell’anno vi fermano una decina di treni al giorno, che nel periodo estivo diventano trenta. Tutti diretti a Genova, Busalla o Novi Ligure.
In questo caso, però, parlare di stazione fantasma non è del tutto fuori luogo: all’ora di pranzo, non c’è nemmeno un viaggiatore che attenda sui binari. Arriva un treno: la fermata dura dieci secondi. Nessuno sale, nessuno scende, a parte il controllore, che fischia e subito rimonta su.
Che la stazione sia poco frequentata lo si intuisce anche dalle condizioni in cui versa: gli altoparlanti gracchiano annunci incomprensibili, la biglietteria automatica è fuori uso, così come tutte le obliteratrici (tre sono rotte, una è stata divelta). Un bigliettino appiccicato su una di esse invita a fare un numero di telefono per segnalare guasti. Si spera che, prima o poi, qualche passeggero capiti di qua e lo componga.
Pontedecimo: voto 4
Le ferrovie devono aver rimosso da tempo l’esistenza dello scalo di Pontedecimo, perché il degrado che contraddistingue questa stazione è totale. La biglietteria è chiusa, e delle due macchinette automatiche all’ingresso, una non funziona, l’altra è stata devastata dai vandali, che hanno anche rotto il vetro del monitor per leggere gli orari dei treni. E le obliteratrici? Due su tre sono ko.
«Per i biglietti c’è solo la tabaccheria qui vicino - spiega un ferroviere - Le biglietterie automatiche le hanno distrutte tempo fa: hanno tentato di ripararle, ma poi hanno lasciato perdere, di fronte al ripetersi delle devastazioni».
Al di là dei binari, c’è un deposito abbandonato e un magazzino fatiscente. In giro, scritte e graffiti ovunque, sottopasso compreso. Non va meglio quando si arriva ai servizi igienici, che qui - in perfetta armonia con le condizioni di una stazione dove il tempo si è fermato - sono ancora indicati con la scritta «ritirate»: per raggiungerli, bisogna chinarsi, perché i rami degli alberi toccano terra. Ma farsi largo nella «giungla» è inutile: la porta di quello degli uomini è sbarrata da un’asse, quella delle donne è chiusa a chiave. Sul primo binario, c’è un’edicola votiva: è un omaggio alla Vergine, messa lì dopo un incidente ferroviario che nel’97 provocò sei feriti, ma che poteva essere una strage. Forse, per mettere in ordine la stazione, bisogna sperare in un altro aiuto ultraterreno.
Bolzaneto: voto 7
«Quella di Bolzaneto è una delle stazioni più in ordine di tutta Genova», spiega orgoglioso Camillo Staffaroni, ex ferroviere ora in pensione, da tre anni presidente della sezione ligure dell’« Association Europeenne des Cheminots». Un migliaio gli iscritti, «tutti simpatizzanti dei treni» precisa Staffaroni, nel piccolo locale che le ferrovie hanno concesso all’Aec, in cambio della pulizia della stazione (bagni compresi) e del suo mantenimento nel decoro. Per i soci, c’è anche un bar sul primo binario («ma un caffè glielo posso fare» dice Monica la barista). In effetti, la stazione, che sorge su una sponda del fiume, è in ordine: la biglietteria automatica funziona, così come le obliteratrici. Per la chiave dei bagni, basta chiedere al bar.
Rivarolo: voto 5
Dalla stazione di Rivarolo se ne andrà presto, perché «le Ferrovie hanno mollato tutto, qui non viene più nessuno e noi abbiamo l’affitto da pagare». Mauro Cavicchioli, 75 anni, è il gestore del bar dell’associazione carabinieri in congedo «D’Orazio Felice», che a Rivarolo è ospitato nella palazzina che dà direttamente sui binari.
Da dieci anni, vede crescere continuamente incuria e abbandono. Nel piazzale, dove immondizia e sterpaglie regnano sovrane; sui binari, dove dalle fioriere spuntano pericolosi tondini di ferro arrugginiti; nel sottopasso fasciato di pietra lucida, che sarebbe anche elegante se gli spray non l’avessero imbrattata di scritte. A fatica, dal degrado riesce a salvarsi la sala d’attesa, dove almeno una biglietteria automaticha funziona, e dove le riproduzioni di quadri di Monet e Turner rendono l’atmosfera meno cupa.
«Prima riuscivamo a lavorare perché a Rivarolo c’erano il capostazione e gli operai - racconta Mauro - Da due anni hanno trasferito tutto e non lavoriamo più». Con la chiusura del bar, la stazione sarà ancora più abbandonata.
(3 - continua)