Lo scalo di Sestri Ponente abbandonato dalle maggiori compagnie. Sotto accusa l’Autorità portuale, azionista di maggioranza, e le istituzioni locali «Colombo», aeroporto record di voli perduti

(...) già attuato o annunciato, dello scalo genovese da parte di primarie linee aeree (Lufthansa, Swiss, British Airways, Ryanair). Resiste solo il Genova-Roma, che però - basta sentire gli utilizzatori abituali, politici e manager - si fa bacchettare per improvvisi disservizi o soppressione di voli. Sono tanti gli esperti che, negli ultimi anni, si sono alternati a consulto al capezzale del «Colombo malato grave», escogitando anche diagnosi immaginifiche e rimedi fantascientifici, compresa - come fosse una sorta di «Lascia e raddoppia» - l’assoluta necessità di realizzare l’aeroporto bis oltre la diga destinando l’area attuale alla movimentazione dei container... «In realtà - è questa l’analisi spietata dell’onorevole Egidio Pedrini, Italia dei valori, particolarmente attento alle problematiche aeroportuali e logistiche - il Cristoforo Colombo non è malato, è in stato comatoso. Tutto ciò con la complicità dei vertici politici e istituzionali nazionali e locali che non hanno saputo e tuttora non sanno risolvere la funzione polmonare dello scalo. Non capiscono, innanzi tutto, in particolare il Comune, che l’aeroporto non è avulso dal territorio».
Da qui, a giudizio di Pedrini - già consigliere di amministrazione di Alitalia e dello stesso aeroporto di Sestri, vicepresidente della Iata-Associazione internazionale vettori aerei, e consigliere tecnico del ministero dei Trasporti per il sottosegretario delegato all'aviazione civile - anche le responsabilità della Regione Liguria, «che ora punta a realizzare il Limonte, il coordinamento della maxiregione Liguria-Piemonte, ma non valuta che per questo obiettivo ci vuole un aeroportone e non un aeroportino!». A questo punto, il deputato di Italia dei valori lancia frecce avvelenate contro Giovanni Novi, presidente dell’Autorità portuale che possiede la maggioranza azionaria, il 60 per cento, di Aeroporto Spa (25 per cento Camera di commercio e 15 Aeroporti di Roma): «Lo scalo non può essere proprietà di Novi che pensa secondo logiche separatiste. La società ha bisogno di un azionariato diffuso, di imprenditori non solo locali, conservando alla parte pubblica la proprietà, ma delegando la gestione ai privati». Basta, a giudizio di Pedrini, con «l’aeroporto parassita, che ogni volta chiede alle compagnie quanto rende il volo alla Spa, e non si preoccupa di assicurare un insieme di condizioni e servizi adeguati per conquistare e mantenere linee di traffico». Che cambi qualcosa nel prossimo futuro, magari con l’apporto di iniziative «collaterali» come il nuovo stadio voluto da Riccardo Garrone a due passi dalle piste, Pedrini lo nega decisamente: «Anche perché - conclude amaro - l’Enac, l’Ente per l’aviazione civile, ha già detto che uno stadio da quelle parti non si può fare per motivi superiori di sicurezza». Meglio allora, per un aeroporto tanto asfittico, pensare a un altro tipo di «soccorsi»: gestione efficiente, servizi adeguati, marketing, progetto imprenditoriale. Semplicemente, «non pervenuto».