Scalone indigesto, tutto rinviato

Sulla previdenza proseguono litigi e resistenze tra Unione e sinistra radicale, tra governo e sindacati. Stanziati soltanto 2,5 miliardi per lo stato sociale

Roma - Doveva essere il gran giorno delle pensioni. Ma a causa delle tensioni continue sullo scalone tra governo e sindacati (Cgil soprattutto) e le polemiche interne all'esecutivo (la sinistra radicale di traverso) tutto è stato rinviato alla prossima settimana. Il leader della Uil Luigi Angeletti non fa sconti: "Diciamo no ad accordi a prescindere da quello che c’è scritto. Quelli non sono accordi ma cedimenti e come tali non hanno futuro. Ci auguriamo che il governo modifichi la sua proposta sullo scalone. Se il governo avesse seguito alcuni nostri buoni consigli (ad esempio separare previdenza ed assistenza) le cose sarebbero andate diversamente". Lamberto Dini fotografa così la situazione: "Prendo atto con rammarico che continua lo stallo nel negoziato sulle pensioni per l’intransigenza della Cgil, sostenuta da Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e le altre componenti della sinistra radicale. Sono lieto, pertanto, che il presidente del Consiglio Romano Prodi abbia ricordato che esiste sempre la Legge Maroni". Al tavolo sulla concertazione si è deciso di far passare intanto le decisioni sullo stato sociale.

I 2,5 miliardi per lo stato sociale Il governo conferma alle parti sociali l’impegno a stanziare 2,5 miliardi netti per realizzare misure a favore dello stato sociale e della competitività. Ulteriori risorse destinate alla previdenza potranno essere disponibili solo nella misura in cui esse saranno reperite all’interno dello stesso settore previdenziale. Lo annuncia alle parti sociali il ministro del Lavoro Cesare Damiano. Nell’ambito della manovra a favore delle pensioni basse e dei giovani andranno rispettivamente 1,3 miliardi e 600 milioni di euro. Tali risorse rappresentano oltre il 75% dell’intera somma preventivata. Per la previdenza saranno stanziati 1,5 miliardi di cui: 1,3 per l’aumento delle pensioni più basse e 0,2 per la totalizzazione dei contributi ed il riscatto della laurea. Per gli ammortizzatori sociali saranno stanziati 700 milioni di euro di cui: 600 per trattamenti diretti e contributi figurativi (di cui circa 300 per i giovani) e 100 per politiche attive del lavoro per i giovani. Per la competitività e la produttività verranno stanziati 300 milioni di euro per incrementare il salario di produttività nella contrattazione decentrata e per gli straordinari. Una quota delle risorse non utilizzate nel corso del 2007 sarà impiegata per: un anticipo pensionistico nel 2007 pari a circa 900 milioni di euro per le pensioni basse, con particolare riferimento ai cotnributi versati; 50 milioni di euro, una tantum, per la creazione di fondi per il credito per i giovani parasubordinati, per il lavoro autonomo e per le donne. La misura "una tantum" per le pensioni basse riguarderà tra i due e i tre milioni di persone e, dunque, il suo ammontare oscillerà tra un minimo di oltre 300 euro e i 450 euro.