Scalpi e decapitati: i discorsi dei politici scritti da Tarantino

A sentirli così, magari dimenticando per un attimo di essere in un Parlamento di uno Stato civile, sembrerebbe di essere finiti in un film con gli indiani, a Kandahar oppure nell’Antico Testamento. Già, perché gli interventi di ieri alla Camera hanno mostrato un’insolita vena «pulp» nell’eloquio dei politici. Sangue e violenza, il Grand Guignol di palazzo. Inizia il centrista Pier Ferdinando Casini, che assicura: «Non decapitiamo un uomo per una manciata di voti». Roba da talebani. Poi arriva Fabrizio Cicchitto, che ci mette il carico. Prima il capogruppo Pdl evoca «i sacrifici umani richiesti una volta al mese» dall’opposizione sull’altare del giustizialismo; poi l’ex socialista promette: «Non daremo uno scalpo a Di Pietro». Niente da fare, quando il gioco si fa duro, anche i discorsi non scherzano.