«Scalzone offende chi ha pianto: è indegno»

«Oreste Scalzone è libero di offendere noi parenti delle vittime del terrorismo, come ha fatto lunedì sul Giornale. Certo è indegno che si metta a giudicarci ribaltando i piani, confondendo i carnefici con chi ha subito. Ma siamo in democrazia, non cado nel tranello delle provocazioni. E quindi lo ignoro. Sull’amnistia, invece, non c’è mediazione. Chi ha sbagliato deve pagare. Non solo. Gli ex terroristi saranno “ex” solo quando si affrancheranno dalle morti lasciate alle spalle. Devono chiarezza sui tanti misteri rimasti, sulle mezze verità propinate per gli sconti di pena. Zone buie in agguati, omicidi, esecuzioni. A iniziare da una domanda rimasta senza risposta, che dilania la mia vita: chi ha ucciso mio padre?». Sono passati 32 anni e il maresciallo Bruno D’Alfonso ancora non sa chi nell’assalto a cascina Spiotta nell’Alessandrino uccise il padre Giovanni, anche lui nell’Arma. Nel corso di quel blitz si arrivò anche alla liberazione dell’industriale Vittorio Vallarino Gancia, rapito il giorno precedente. Ma persero la vita D’Alfonso e Margherita Cagol, compagna di Renato Curcio, mentre l’allora tenente Umberto Rocca perse un braccio e la vista da un occhio. «Mio padre cercava di sbarrare la strada alla Cagol in fuga e armata. Venne colpito da due proiettili provenienti da una finestra della cascina. Ma mai si riuscì a identificare l’assassino. Curcio raccontò poi questo episodio in modo molto dettagliato nel libro intervista A viso aperto di Mario Scialoja. Visto che Curcio non era presente significa che ha saputo da qualcun altro. Magari è lo stesso che dalla cascina ha sparato a mio padre».
È la prima volta che D’Alfonso accetta un’intervista. «Scalzone dice che noi parenti delle vittime facciamo carriera finendo tutti in Parlamento? Io come migliaia di altri non ho mai parlato in merito a questa brutta storia, che mi ha segnato la vita. Per 32 anni. Ma come faccio oggi a star calmo nel veder in tv un Curcio addirittura invitato a tenere lezioni universitarie... per insegnare cosa? “Tutti in libertà!”, “Carcere per nessuno!”? Ma non mi meraviglio tanto per tali affermazioni, d’altronde da personaggi simili cosa dobbiamo aspettarci? Belle dichiarazioni alla faccia di tutti i morti ammazzati e delle loro famiglie. Avevo 11 anni quando ho scoperto da solo, guardando la tv, che qualcuno aveva colpito mio papà. Morì dopo sei giorni di coma. Da allora ho vissuto in silenzio. Assistendo, invece, al pontificare pressoché quotidiano dei Toni Negri, dei Moretti, dei Curcio. Chi in cattedra all’università. Chi onorevole. Intendiamoci, ognuno risponde alla propria coscienza, ma venire a dire che proprio noi parenti abbiamo fatto strada sul dolore come sostiene Scalzone mi pare francamente un inaudito e oggettivo ribaltamento della realtà. Io sono un maresciallo dei Carabinieri, alla Camera trovo invece ex terroristi come Sergio D’Elia o autonomi come Daniele Farina. E se finora non ho mai voluto esternare dichiarazioni in merito a questa brutta storia, che mi ha segnato la vita, è proprio perché ho ritenuto di vivere nel lutto e privatamente quanto accaduto. Senza portare alcuna responsabilità a differenza di chi ha premuto il grilletto. In questo Scalzone è pericoloso: nel subdolo tentativo di modificare la realtà con una mistificazione che può passare tra chi non ha vissuto quegli anni. E proprio a questi Scalzone si rivolge, ai disperati dell’antagonismo, agli auto emarginati per ritrovare ruolo e consensi. Il primo a non voler chiudere quella stagione, in fondo, è proprio Scalzone. Chiudendo con la contestazione finirebbe nel dimenticatoio».
Reazioni analoghe anche in Parlamento. «Le parole di Scalzone, il quale afferma che in caso di insurrezione potrebbe arrivare a sparare - sostiene Simone Baldelli, componente del direttivo di Forza Italia alla Camera - sono gravissime e fanno il paio con quelle rilasciate ieri da Caruso. E visto che a sinistra sembra esserci la gara a chi la spara più grossa, a questo punto diventa lecito chiedersi in quale lista dell’Unione verrà presto candidato quest’altro illustre esponente della peggiore tradizione della sinistra eversiva italiana».
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