Scamarcio, il Peter Sellers clandestino

Costa Gavras e Riccardo Scamarcio, il grande regista del cinema di denuncia (Z, L'amerikano, Missing, Mad City, Cacciatore di teste... ) attivo da quasi mezzo secolo e il divo italiano di oggi. Dal loro sodalizio deriva Verso l’Eden, peripezie di un immigrato clandestino (Scamarcio) che attraversa le aree privilegiate del benessere europeo, avvolto nel suo candore, per giungere in Francia, dove conta di stabilirsi. Presentato fuori concorso al Festival di Berlino, Verso l’Eden venerdì uscirà nei cinema italiani in molte copie per un film politico e non d’amore. Nel quale c’è anche una caccia al clandestino. «In un villaggio turistico - dice Scamarcio -. La scena non mi convinceva e l’ho detto subito. Ma poi giustamente è rimasta. Visto ciò che accade in Italia ora, fatti di cui come italiano mi vergogno, come le ronde e il movimento molto pericoloso che si delinea, ha avuto ragione Costa Gavras». Quanto al ruolo che interpreta, l’attore dice di averlo «sposato». «Volevo un personaggio che ci mettesse in difficoltà, capace di dire verità come quelle dei bambini, che in tre secondi ti spiazzano. Tipo, anche se il paragone è sproporzionato, il personaggio di Peter Sellers in Oltre il giardino di Hal Ashby». E non nasconde che nel protagonista di Verso l’Eden c’è di sé molto più di quanto ci sia stato nei suoi ruoli precedenti, «anche perché il suo andare verso l’ignoto mi ha ricordato la sensazione che ho avuto cambiando vita per cominciare a recitare». La carriera dell’attore affermato è fatta di scelte non sempre facili, di programmi che a volte non vengono rispettati. Scamarcio sorride. «Per il film di Abel Ferrara, tratto dal romanzo Pericle il nero - spiega -, aspetto di riuscire a ritrovare il regista, che ha staccato il telefono». Va meglio con i registi che il telefono lo tengono attaccato. «Con Michele Placido ho finito Il grande sogno accanto a Luca Argentero, sulla contestazione giovanile: uscirà in aprile. Con Renato De Maria ho appena cominciato a girare Prima linea, accanto a Giovanna Mezzogiorno: è la storia di Sergio Segio, tratta dal suo libro».
Ma se il personaggio al quale Scamarcio dice si somigliare di più è il protagonista di Verso l’Eden, il ruolo che predilige è invece «Quello dell’esordio come protagonista: Step in Tre metri sopra il cielo».
Da quei tempi l’attore pugliese è diventato un divo, che interessa alla stampa per come vive, più che per come recita. «Entro certi limiti - osserva - mi va bene e pazienza se si fraintendono le mie parole, quando accade in buona fede. Pazienza, anche, quando non si riportano le mie parole esattamente... ». Ma... «il Giornale ha giocato sulla mia vita privata, scrivendo falsità. Certe persone possono guardarsi allo specchio?». Ma come si distingue la buona dalla mala fede? «Ecco il mio criterio: se dico che farò una cosa, la farò. Mio padre m’ha insegnato così». Questa è l’etica di Scamarcio. Ma che cos’è accaduto di non etico? «Di ignobile, piuttosto - si arrabbia l’attore -: ho visto tradire la mia fiducia. E vorrei affrontare direttamente chi l’ha fatto».