Scandali in tavola: la Coop ritira i prodotti Galbani

Sulle etichette sarebbero state modificate le date di scadenza. La catena di supermercati: "Aspettiiamo i controlli". E' un episodio di tre anni fa già risolto"

Formaggi e salumi scaduti venduti come freschi, con la data cancellata e riscritta. È l'accusa contenuta in un esposto contro la Galbani che sarebbe stato presentato da alcuni lavoratori del centro distributivo di Perugia: denunciano, secondo Repubblica di ieri, di «essere stati obbligati per anni, dai capi del personale, a vendere merce con la data di scadenza contraffatta». Il dossier sarebbe corredato da documenti, foto, registrazioni. Dipinge un quadro sconcertante: ordini dall'alto, date di scadenza eliminate con il solvente, contabilità truccata. Caciotte e mozzarelle, salami e provoloni messi sugli scaffali invece che ritirati.
Il sistema sarebbe durato dal 2000 al 2005, quando i dipendenti del deposito di Ponte San Giovanni della Big Logistica (società che distribuisce in tutta Italia i prodotti Galbani) decidono di affrontare i superiori. L'azienda invia a Perugia un ispettore, scattano controlli a campione, le confezioni alterate vengono tolte dal commercio. Il caso sembra chiuso, ma secondo Repubblica il sistema non cessa, si scoprono carenze igieniche, certa merce verrebbe trasportata con mezzi non adatti agli alimenti.
Tutto è messo per iscritto nell'esposto contro uno tra i più famosi marchi dell'industria alimentare nazionale (oggi in mano a una multinazionale francese), che si identifica con la «fiducia» dei consumatori. L'azienda è già coinvolta in altre indagini svolte dalla Guardia di finanza di Cremona e Piacenza in quanto sarebbe fornitrice di una ditta che acquistava formaggi scaduti e li riciclava vendendoli assieme a quelli freschi.
La Galbani si è difesa con un comunicato in cui non nega l'episodio, ma lo confina nel passato: «Le notizie si riferiscono a un episodio accaduto nel 2005 e circoscritto alla condotta di un dipendente del deposito di Perugia. Tale fatto è stato prontamente affrontato e risolto all'epoca non appena è emerso, grazie anche all'intervento di altri collaboratori del deposito». L'azienda «ha subito messo in atto tutte le azioni correttive avviando anche gli opportuni provvedimenti disciplinari» e «ha ulteriormente intensificato i controlli per garantire il massimo rispetto delle procedure volte ad assicurare l'assoluta qualità dei suoi prodotti, fin sulla tavola dei propri consumatori».
Alla procura della Repubblica del capoluogo umbro, tuttavia, dicono che non è giunto nessun esposto, e dunque non è stato aperto nessun fascicolo né avviata alcuna attività investigativa. Il ministero della Salute ha mandato ieri i carabinieri del Nas (Nucleo anti sofisticazioni e tutela della salute) e gli ispettori dell'Azienda sanitaria per eseguire controlli nel deposito, dai quali non sono però emerse irregolarità. Il magazzino di Ponte San Giovanni è di transito veloce, le merci cioè arrivano di primo mattino e ripartono dopo poche ore. Anche la situazione igienica viene considerata nella norma.
Nelle aziende della grande distribuzione l'allarme è piuttosto contenuto. Nessuna delle principali catene commerciali ha annunciato di aver ritirato dagli scaffali i prodotti Galbani; lo ha fatto soltanto la Coop Centro Italia, il ramo delle Coop operativo in Umbria e Marche, «a titolo precauzionale e in attesa di verifiche chieste alla ditta produttrice», anche se «nessuno dei nostri negozi viene rifornito con prodotti provenienti dal deposito di Perugia» né «ci sono elementi per sostenere che tale pratica sia diffusa presso altri depositi».
«Quando si fanno interventi prudenziali è sempre un bene, perché si fanno comunque nel rispetto dell'azienda e della salute dei cittadini - ha detto il ministro dell'Agricoltura, Luca Zaia -. Se tutto questo dovesse essere confermato sarebbe qualcosa di deplorevole e di scandaloso».