Scandalo Aig Adesso l’America vuole una tassa del 60% sui bonus

Con l’audizione degli assicuratori tenutasi ieri alla commissione bancaria del Senato, il mondo politico Usa ha avuto una nuova occasione per esprimere il proprio risentimento contro Aig, la compagnia salvata dal fallimento con interventi statali per quasi 180 miliardi di dollari che ha elargito 165 milioni di bonus ai dirigenti del settore servizi finanziari, ovvero i responsabili delle operazioni sui derivati che hanno portato la compagnia al collasso. «I dirigenti di Aig chiedano scusa o facciano harakiri», è sbottato il repubblicano Charles Grassley. Dopo il duro attacco sferrato lunedì scorso dal presidente Barack Obama, che ha definito la vicenda scandalosa e promesso che farà di tutto per impedire il pagamento dei compensi-extra, ieri Gary Peters, membro del partito democratico, ha presentato una proposta di legge tesa a introdurre una sovrattassa del 60% sui bonus oltre i 10mila dollari pagati da qualunque società in cui il governo Usa controlli almeno il 79%. L’unica società che risponde a questo requisito è, appunto, Aig. Sempre ieri, tra l’altro, il ministro della Giustizia dello Stato di New York, Andrew Cuomo, ha rivelato che, complessivamente, i dieci dirigenti al top del gruppo assicurativo hanno incassato 42 milioni. Tra questi, 6,4 milioni sarebbero andati al numero uno Edward Liddy. In tutto 73 dipendenti della Aig hanno ricevuto oltre un milione a testa, e undici di questi dirigenti hanno recentemente lasciato il gruppo.
Il caso rischia però di avere strascichi anche sull’amministrazione Obama. Il senatore repubblicano Richard Shelby ha accusato il ministro del Tesoro, Tim Geithner, di essere stato a conoscenza del pagamento dei bonus prima che venissero concessi, ma di non essere riuscito a impedire che ciò avvenisse.