Scandalo Clearstream, le lettere di uno 007 mettono nei guai Villepin

«Le Monde» pubblica le missive scritte nel 2004 dal generale Rondot al premier francese: i riferimenti alla manovra contro Sarkozy sono chiari e coinvolgono anche Chirac

Alberto Toscano

da Parigi

Un generale dei servizi segreti condotto con la forza dai poliziotti a parlare con i magistrati. La scena è avvenuta ieri di buon mattino a Meudon, tranquilla e fiorita località della banlieue parigina, dove abita il generale a riposo Philippe Rondot, 69 anni, già uomo forte della Dgse, i servizi segreti dipendenti dal ministero della Difesa (Sismi francese).
In realtà Rondot aveva nel 2003-2004 rapporti soprattutto col ministro degli Esteri dell'epoca: quel Dominique de Villepin che è oggi primo ministro e che ha sempre avuto un rapporto privilegiato col capo dello Stato Jacques Chirac. Portato a Parigi dai poliziotti, l'ex 007 è stato affidato alle cure dei magistrati Jean-Marie d'Huy e Henri Pons, che indagano per diffamazione e falsa denuncia a proposito delle vicende connesse col cosiddetto «Affare Clearstream», ossia il «Watergate della Senna»: c'era una volta un ministro degli Esteri (Villepin) che avrebbe spinto un generale (Rondot) a incastrare con una storia di false tangenti su una banca lussemburghese (Clearstream) un suo compagno di partito e di governo (Nicolas Sarkozy) per candidarsi al suo posto all'Eliseo. Il complotto (o presunto tale) avviene all'inizio del 2004 e sullo sfondo ci sono le elezioni presidenziali del 2007.
Ieri Rondot ha fatto scena muta di fronte ai giudici. Vuol sapere di più del dossier in mano ai magistrati. Altrimenti rifiuta di rispondere alle loro domande. Già la scorsa settimana aveva rifiutato la convocazione. Adesso non ha potuto far altro che seguire i poliziotti, ma il suo atteggiamento non è cambiato: bocca cucita. Questo Rondot sembra terribilmente furbo o terribilmente ingenuo. Per rispetto alla Francia e ai suoi servizi, bisogna propendere per la prima ipotesi, che apre tuttavia un inquietante interrogativo: che cosa c'è dietro la raffica di rivelazioni che la stampa francese pubblica da un mese e che sono basate su appunti, lettere e confidenze dello stesso generale Rondot? Mistero. Finora Rondot sembrava coinvolto in un tentativo per screditare Sarkozy, ma l'operazione è fallita e sono le istituzioni della «République» a uscire screditate da tutta questa storia. Forse Rondot tenta disperatamente di coprire il suo amico de Villepin e lo stesso presidente Chirac, ma il risultato non è davvero esaltante: i francesi diffidano più che mai del tandem Chirac-Villepin.
Ieri il quotidiano Le Monde ha pubblicato altri documenti imbarazzanti per il presidente e il primo ministro. Si tratta di lettere scritte all'inizio del 2004 da Rondot a Villepin. La più importante di queste porta la data del 12 gennaio 2004, ossia tre giorni dopo l'importantissima riunione in cui Villepin avrebbe spinto Rondot a incastrare Sarkozy, facendo capire che l'operazione era benvista da Chirac. Questa interpretazione è sempre stata smentita da Villepin, ma la lettera del 12 gennaio sembra invece accreditarla. «È opportuno - scrive il generale all'allora ministro degli Esteri - agire con “prudenza, in un quadro segreto e tenendo conto di eventuali manipolazioni politiche” stando alle indicazioni del presidente, come tu le hai riferite». Dalla parola «prudenza» all'espressione «manipolazioni politiche», la frase della lettera è tra virgolette, come se Rondot stesse a sua volta citando i termini usati da Villepin (a cui il generale dà del tu) alla riunione del 9 gennaio. Dunque in tale occasione Villepin avrebbe lasciato chiaramente intendere che la volontà persecutoria nei confronti di Sarkozy veniva direttamente dall'alto.
Un giallo nel giallo riguarda ovviamente l'arrivo alla stampa di materiale che faceva parte degli archivi riservati del generale Rondot. Sabato scorso la residenza di Meudon è stata perquisita su disposizione dei giudici D'Huy e Pons. È dunque più che possibile che le lettere pubblicate adesso da Le Monde arrivino dagli ambienti della magistratura.