Scandalo coop rosse: «Restituite il tesoro»

Reggio Emilia - Contrordine compagni: la favolosa plusvalenza di oltre 36 milioni di euro esentasse realizzata in Lussemburgo da 300 soci di Coopservice dovrà essere restituita. «È stata ottenuta in modo non corrispondente ai criteri di mutualità cooperativa», tuona il presidente di Legacoop Reggio Emilia. Ildo Cigarini è furibondo. Immaginiamolo: le coop rosse stanno cercando di rifarsi l'immagine dopo le scorribande finanziarie Unipol-Consorte; nella città di Prodi hanno sede alcune delle maggiori società mutualistiche italiane (Orion, Cantine riunite, Unieco tra le altre); lo stesso Cigarini è presidente di Unibon Salumi che sta portando in Borsa i Grandi Salumifici Italiani; una coop di Reggio (Coopservice tramite Servizi Italia) sbarca a Piazza Affari prima di lui e dagli anfratti di questa operazione salta fuori una «scatola» finanziaria in Lussemburgo dalla quale sono transitati cinque milioni di azioni collocate a un prezzo sette volte superiore a quello di acquisto.
La direzione provinciale di Legacoop Reggio ha votato all'unanimità una dura reprimenda contro Pierluigi Rinaldini, numero uno di Coopservice e Servizi Italia, il quale è stato costretto a fare marcia indietro. «Inviterò tutti i soci a donare alla coop la plusvalenza e chiuderò la società del Granducato - ha annunciato a denti stretti -. Abbiamo concordato di smontare l'operazione. Non vogliamo strumentalizzazioni». La censura è arrivata dopo un'inchiesta interna condotta da una commissione di tre saggi durata un mese. Rinaldini ha resistito alle perplessità iniziali di Legacoop, alla fine però ha dovuto cedere.
A Coopservice, colosso dei servizi alle imprese (pulizia, sicurezza, logistica) con sede a Cavriago, dovrebbero andare circa 22 dei 36 milioni di euro realizzati al termine di una complessa manovra. La coop decide di quotare la controllata Servizi Italia spa di Soragna (lavanderie industriali e sterilizzazione di biancheria e strumentazione chirurgica). Attraverso una società posseduta al 100 per cento (Aurum) e un «portage» con la Fondazione Manodori (presieduta da Antonella Spaggiari, ex sindaco Ds e funzionario di Legacoop Reggio) sposta 4.945.600 azioni, il 40 per cento del capitale, nella finanziaria lussemburghese First Service Holding. Il prezzo unitario di acquisto è di 1,149 euro. Il collocamento, coordinato da Unipol Merchant Bank, è avvenuto a 8,5 euro. Fsh ha ceduto l'intero pacchetto, realizzando una plusvalenza di oltre 36 milioni di euro esentasse ed evitando le oscillazioni del titolo che in pochi giorni di quotazione è sceso a 8 euro.
Chi sono i soci di Fsh? In altre parole, chi si è arricchito con questa speculazione da raider che la stessa Legacoop considera scorretta e indegna della mutualità cooperativa? Sono gli stessi soci di Coopservice, a partire dai vertici che hanno architettato l'operazione. Coopservice possiede infatti il 16,4 per cento della finanziaria del Granducato; Rinaldini e altri amministratori o ex consiglieri raggiungono il 9,5 per cento. A Guido Maria Pedone, professionista milanese con studio a Lugano e fondatore della Fsh, è intestato un altro 10 per cento della società lussemburghese: e chissà se anche lui donerà la sua fetta di guadagno (3,6 milioni di euro) a Coopservice.
Gli altri 293 soci della First Service sono soci di Coopservice che lo scorso novembre hanno aderito a un aumento di capitale. «Lo hanno fatto in maniera libera e consapevole», dice Rinaldini. Ma il singolo socio poteva investire al massimo 2000 euro, un tetto che non valeva per i vertici. Rinaldini, per esempio, è arrivato al 3,1 per cento della Fsh: significa una plusvalenza di 1,3 milioni di euro; la vicepresidente di Coopservice Barbara Piccirilli, ex consigliere provinciale Ds, ne ha realizzati 800mila. Ed ecco la rabbia di Cigarini: «È sbagliato che solo 300 dei 5.000 soci di Coopservice traggano vantaggio da un'operazione effettuata sulla base di uno schema gerarchico inaccettabile». Aggiunge il presidente di Legacoop Reggio che «sarebbe stato più giusto rilevare direttamente le azioni anziché usare una finanziaria lussemburghese. Doveva essere Coopservice a riacquistare le azioni dalla Manodori, così le plusvalenze sarebbero rientrate nella cooperativa».
Sul «tesoretto» l'azzurro Fabio Filippi ha presentato un'interpellanza in Regione, rilevando che Servizi Italia e Coopservice «intrattengono strettissimi rapporti con la sanità pubblica che fa capo alla Regione Emilia Romagna». Filippi chiede «la verifica dei contratti in essere» e che siano resi pubblici i nomi di tutti i soci della Fsh: «Non è un mistero per nessuno che i vertici Coopservice facciano riferimento essenzialmente ai Ds, principale partito della maggioranza che governa la Regione e occupa ogni poltrona possibile».