Lo scandalo dei fondi Ue alla Grecia che Prodi ha tentato di nascondere

Un giornale ellenico: l’allora presidente della Commissione disse che bisognava chiudere il caso in fretta perché poteva essere un dono di Dio per Berlusconi

Alessandro M. Caprettini

nostro inviato a Bruxelles

Una società privata che pochi dicono oggi di aver conosciuto, la cui sede è situata nella suite di un albergo a 5 stelle e che riceve robusti contributi comunitari, forse non proprio dovuti; un milione e mezzo di dollari - provenienti dai fondi di coesione Ue - scoperto nel conto svizzero di un faccendiere francese e che la polizia parigina assicura essere «frutto di corruzione»; un altissimo esponente comunitario che avrebbe chiesto di chiudere le indagini senza specificare meglio il perché. E in sovrappiù il silenzio che cade da mesi su tutto.
Ci sono tutti gli elementi per un giallo politico-economico di livello. Ma nel tranquillo tran tran brussellese, sono stati in pochi a farci caso. Fino a che un europarlamentare greco non presenta un paio di interrogazioni e, davanti al muro di gomma oppostogli, decide di fare entrare in azione la giustizia comunitaria per verificare se davvero Romano Prodi era a conoscenza dello «scempio» che a suo dire si è fatto di danaro pubblico, se non ha avallato operazioni poco chiare e se è vero che avrebbe cercato di mettere un tappo al tutto.
La storia nasce a metà del decennio scorso con la decisione del governo di Atene di costruire un nuovo aeroporto anche in vista delle Olimpiadi in quel di Spata, a nordest della capitale. La Grecia ci mette del suo ma chiede quattrini a Bruxelles. La commissione Santer destina all'opera, su un totale di spesa di 1 miliardo e 831 milioni di euro, un finanziamento di 997 milioni più altri 250. I quali ultimi vanno però a finire nelle tasche all'Aia Sa (Athens international airport) la cui sede legale - secondo le carte portate a Bruxelles - è stranamente nella suite 815 del Divani Caravel hotel, un lussuoso albergo di Atene.
Tre deputati, l'inglese Khanbai, il tedesco Stauner e il danese Blak, dopo l'emergere di qualche notizia poco chiara (mancato pagamento di tasse, richieste robuste di rimborsi Iva e altro ancora) cominciano a chiedere spiegazioni sulle molte anomalie dei finanziamenti concessi. Non era forse vero che la Grecia si era detta disponibile a versare la somma ottenuta oltre quella concessa dall’Europa? Che rapporti intercorrevano tra il governo di Atene e l'azienda tedesca che aveva vinto il bando per la costruzione di Spata e tra questa e l'Aia?
Romano Prodi, stando al Sunday Telegraph del maggio 2004, davanti alle polemiche si chiuse a riccio: rispose che non era possibile fornire documenti sulla questione «in quanto il contratto conteneva informazioni economiche e tecniche la cui rivelazione avrebbe danneggiato gli interessi delle parti coinvolte». È a questo punto che entra in azione l'eurodeputato greco Georgios Karatzeferis, del gruppo degli euroscettici. Che in una interrogazione presentata il 30 settembre del 2004 chiede chiarezza sui costi dell'aeroporto, sui contributi comunitari e sulle mancate indagini e riferisce che New Europe - giornale greco distribuito nei palazzi comunitari di Bruxelles - pochi giorni prima uscì col resoconto di un incontro tra i vertici della commissione dedicato proprio all'aeroporto di Spata. Obiettivo dell'appuntamento, svoltosi alla fine di luglio, scriveva il giornale, era «chiudere il caso Spata prima di rientrare in Italia, perché l'attuale situazione è un dono di Dio per il presidente del Consiglio Berlusconi».
Il sospetto era che Prodi volesse tenere nascosti i foraggiamenti all'Aia anche per venire in qualche modo incontro al premier socialista dell'epoca, Costas Simitis. Ma a questo punto ecco irrompere nella vicenda una ispezione della polizia francese su un faccendiere, tale Jean Cillet, nel corso dell'indagine sullo scandalo Total-Vivendi-Alcatel. Su un suo conto corrente alla Paribas di Ginevra, spunta a sorpresa un versamento di 1,5 milioni di dollari provenienti dai capitoli di spesa approvati per l'aeroporto di Spata. Chi li ha dati e perché? L'allora commissario ai Trasporti Barrot risponde in modo un po' evasivo alle interrogazioni: parla di cifre ma non dei destinatari e fa sapere di aver chiesto ad Atene ulteriori informazioni che saranno comunicate quando giungeranno. È passato più di un anno e mezzo e si continua a navigare nel buio. Chi ha deciso di dare una montagna di quattrini a una azienda privata? Come sono stati utilizzati? Perché Prodi ha tenuto nascosti i contratti? Chi ha versato 1,5 milioni di dollari al faccendiere? Perché ancora Prodi dispose di far cadere il silenzio su tutto? Mistero. Per questo Karatzaferis ha chiesto l'intervento del tribunale della Ue. Primo appuntamento, tra un mese esatto.