Scandalo gay nella City si dimette Browne, boss di Bp

da Milano

L’amministratore delegato della Bp, John Browne, uno dei più noti uomini d’affari britannici, si è dimesso con effetto immediato, dopo che un Tribunale del Regno Unito ha permesso ad alcuni tabloid di rivelare informazioni sulla sua vita privata, e in particolare sulla sua relazione gay con il canadese Jeff Chevalier, durata 4 anni dal 2002 al 2006. Il sostituto di Browne, come già previsto in vista delle sue dimissioni di luglio, sarà Tony Hayward.
L’Alta Corte di Londra ha tolto un’ingiunzione che proibitiva al gruppo Association Press, che raggruppa il Daily Mail, il Mail on Sunday e l’Evening Star, di pubblicare i dettagli sulla relazione, rivelati dallo stesso Chevalier. «Nel corso di 41 anni passati alla Bp - ha spiegato Browne - ho mantenuto la mia vita privata lontana dalla vita professionale e ho sempre considerato la mia sessualità come un affare privato. È sconfortante che un gruppo di stampa abbia deciso che informazioni sulla mia vita privata debbano essere rese pubbliche».
Chevallier avrebbe rivelato di essere stato favorito da Browne usando i mezzi della Bp, ma Browne ha definito queste informazioni «sbagliate ed erronee» e ha smentito di avere avuto comportamenti scorretti verso la compagnia. Lo stesso Browne ha ammesso tuttavia di aver mentito alla Corte nella sua prima testimonianza sul modo in cui ha conosciuto Chevalier e il giudice David Eady ha fatto sapere che l’Alta Corte nella sua sentenza ha tenuto conto delle ammissioni di Browne.
Le dimissioni di Browne costeranno care all’ex amministratore delegato Bp, il quale perderà un bonus di 3,5 miliardi di sterline e non potrà partecipare a un piano azionario che potenzialmente vale 12 miliardi di sterline. Browne inoltre lascerà il board della banca d’investimento Usa Goldman Sachs, di cui è direttore dal 1999.
Secondo il Tribunale, Browne avrebbe aiutato Chevalier a mettere in piedi un business di telefonia mobile, che aveva come direttore un executive di Bp.
La stella di Browne, considerato vicino all’entourage del premier britannico Tony Blair, aveva cominciato a declinare l’anno scorso quando una commissione Usa aveva accusato la Bp e i suoi vertici di negligenza per l’esplosione di una raffineria in Texas. Browne avrebbe voluto dimettersi entro il 2008, ma era stato poi costretto ad anticipare la sua uscita di scena a luglio di quest’anno. Secondo il Financial Times sarebbero state proprio le rivelazioni di Chevalier a costringere Browne ad accelerare i tempi delle dimissioni.