Scandalo in Germania, giornalisti spiati dagli 007

Nel mirino «Der Spiegel», «Stern» e «Focus». Il governo annuncia che farà piena luce sulla vicenda. La Federazione della stampa chiede che i documenti siano resi pubblici

Salvo Mazzolini

da Berlino

Appena due giorni fa Angela Merkel ha partecipato ai festeggiamenti per il cinquantesimo anniversario del Bnd, il principale dei tre servizi segreti tedeschi, la Cia della Germania. E nel discorso ufficiale la Cancelliera non solo ha elogiato l’operato degli 007 ma ha definito il loro lavoro un contributo irrinunciabile per la difesa della democrazia. Parole condivisibili ma poco fortunate perché proprio all’indomani dei festeggiamenti è scoppiato uno degli scandali più inqiuetanti nella storia dei servizi segreti tedeschi. Ed è uno scandalo che mette in dubbio proprio il ruolo del Bnd in difesa della democrazia.
Secondo un rapporto compilato da un alto magistrato per conto della commissione parlamentare sulle attività dei servizi, era prassi normale per il Bnd tenere sotto controllo non solo i terroristi e chiunque tramasse contro la sicurezza del Paese ma anche il mondo dell’informazione, spiando i giornalisti, intercettando le loro telefonate, infiltrando talpe nelle redazioni, pagando le informazioni sulle vicende interne di giornali, telegiornali e settimanali. Si tratta di un rapporto di 170 pagine, tutte coperte dal segreto di Stato, depositato come una bomba a orologeria sul tavolo dei commissari parlamentari ventiquattro ore dopo il discorso della Cancelliera; una coincidenza forse non casuale che potrebbe provocare qualche sorpresa anche sul piano politico.
A rivelare l’esistenza del rapporto è il Süddeutsche Zeitung, il principale quotidiano della Baviera, solitamente bene informato sui fatti del Bnd che ha la sua centrale proprio in Baviera. Secondo le informazioni in possesso del quotidiano, gli 007 non si limitavano a piazzare cimici nelle redazioni, ma spiavano anche la vita privata dei giornalisti presi di mira e per scoprire le loro fonti non esitavano a corrompere i loro colleghi o con denaro o fornendo notizie in esclusiva. Una particolare attenzione era rivolta a Der Spiegel, il settimanale di Amburgo che ha al suo attivo il maggior numero di scoop, ma anche ai suoi concorrenti Stern e Focus. Secondo il Süddeutsche Zeitung un noto giornalista di Focus avrebbe ricevuto nel giro di tre anni 300mila euro per la sua collaborazione con i servizi. Poiché il rapporto è segreto non si sa se questa collaborazione consisteva nel fornire informazioni sui colleghi e i loro contatti oppure nella diffusione di notizie pilotate. Insomma, il Bnd aveva creato una vera e propria rete capilare che permetteva agli 007 di sapere tutto ciò che avveniva nelle principali testate e, non è da escludere, di influenzarne all’occorenza gli orientamenti.
Una prassi che sarebbe incominciata a metà degli anni Ottanta e sarebbe proseguita fino all’autunno del 2005 quando fu scoperto il primo caso di spionaggio nel mondo dell’informazione. Riguardava un giornalista, Erich Schmidt-Eenboom, autore di un’inchiesta sul Bnd che allarmò i servizi per la sua precisione. In seguito alla delazione di un ex-agente venne fuori che il giornalista era stato posto sotto osservazione. Gli stessi vertici del Bnd furono costretti ad ammettere il passo falso e fu allora che scattò l’indagine conclusasi con il rapporto alla commissione parlamentare. Secondo il Süddeutsche Zeitung non sono chiare le responsabilità politiche dell’operato dei servizi: agirono di propria iniziativa o con una copertura politica? Entrambe le ipotesi sono possibili. Il portavoce di Angela Merkel ha detto che è intenzione del governo fare piena luce sulla vicenda. I più arrabbiati sono i giornalisti e si può capirlo perché il rapporto getta più di un ombra non solo sul Bnd ma anche sulla credibilità del giornalismo tedesco se verrano confermati gli intrecci tra i servizi e giornalisti disposti a collaborare. Michael Konken, presidente della Federazione della stampa, ha chiesto che il rapporto venga reso pubblico al più presto. «È un rapporto che ci riguarda, chi ha sbagliato deve pagare, altrimenti i lettori non avranno più fiducia in noi».