Scandalo in Inghilterra: integralista infiltrato al ministero dell’Interno

Il leader di un gruppo fondamentalista, che non condanna le stragi di Londra e vuole la distruzione d’Israele, lavora all’immigrazione e si occupa di rimpatri

Erica Orsini

da Londra

I servizi segreti britannici l’avevano ammesso soltanto qualche giorno fa: «Non siamo in grado di controllare tutti i possibili sospetti di terrorismo – aveva dichiarato pubblicamente la nuova direttrice Dame Eliza Manningham-Buller -, abbiamo bisogno di più agenti». E ieri nel suo discorso alla cerimonia annuale di apertura del Parlamento britannico, ha confermato la serietà del problema, rendendo noto che Londra proporrà leggi più severe per combattere il terrorismo e l'immigrazione illegale. Che però polizia, servizi e lo stesso apparato amministrativo inglese non siano neppure in grado di accorgersi che un leader di uno dei gruppi estremisti musulmani più in vista nel Paese lavora proprio all’Home Office, è cosa decisamente insolita. Eppure il secondo canale della Bbc ci ha realizzato una trasmissione con tanto di nomi e cognomi. Nell’ambito di un’inchiesta sui «nemici della porta accanto», i giornalisti di Bbc2 Newsnight e File on 4 hanno infatti scoperto che nel reparto informatico della direzione per i servizi all’immigrazione lavora come «senior executive officer» un certo Abid Javaid, membro attivo dell’organizzazione fondamentalista Hizb-ut Tahrir che crede nello Stato mondiale islamico governato dalla Sharia.
Un gruppo che Tony Blair e i suoi ministri ben conoscono: non più tardi dell’anno scorso il premier ne aveva proposto la messa al bando. E non per semplice antipatia: i portavoce sorridenti e disinvolti dell’organizzazione hanno ripetutamente scioccato l’opinione pubblica rifiutandosi ad esempio di condannare gli attentati suicidi del 7 luglio dicendo che non lo avrebbero fatto almeno fino a quando i leader occidentali non si fossero scusati per i conflitti in Irak e in Afghanistan. Altra perla di pacifismo, in uno dei loro volantini si incitava all’assassinio di massa degli ebrei e alla distruzione di Israele.
Meno di un mese fa il ministro degli Interni John Reid ha affermato che le autorità nel Regno Unito «rischiano di perdere la guerra delle idee a favore di Al Qaida e di altri gruppi terroristici simili, la cui peculiare retorica estremistica sta diventando sempre più allettante per le nuove generazioni di fede musulmana». Reid aveva lanciato l’allarme nel corso di una riunione d’emergenza che secondo il Times risaliva al 12 ottobre. Allora il ministro avrebbe esortato i colleghi presenti ad intensificare la campagna di propaganda contro il fondamentalismo. Peccato che nell’invitare gli altri a controllare i confini del Paese e i giardini di casa, abbia tralasciato di chiudere le porte degli uffici del suo ministero. Secondo il reportage della Bbc Abid Javaid lavora nella sezione informatica di Croydon, un sobborgo nella zona sud di Londra. Ma incredibile è il fatto che Javaid sia impiegato proprio in quella direzione per i servizi all’immigrazione balzata infinite volte quest’anno agli onori delle cronache per via di numerosi scandali che hanno visto coinvolti proprio degli impiegati.
Il più famoso è quello relativo al mancato rimpatrio di decine di criminali stranieri, con tanto di accuse ad alcuni funzionari dell’immigrazione sospettati di aver chiesto prestazioni sessuali in cambio di permessi di soggiorno. Ebbene, mister Javaid lavora negli stessi uffici in cui ogni giorno vengono esaminate centinaia di pratiche relative alle richieste di permessi di soggiorno da parte di persone di ogni nazionalità e fede religiosa. Ma allo stesso tempo è anche uno dei maggiori attivisti di Hizb-ut Tahrir. È stato perfino scelto, a suo tempo, come portavoce ufficiale della «sezione» di Croydon, incaricato d’incontrare i rappresentanti della moschea locale quando questi ultimi avevano tentato di isolare i gruppi musulmani più estremisti della comunità.
Ieri l’Home Office britannico si è trincerato dietro al solito «no comment» per parare i colpi dei giornalisti. Non è stata neppure data conferma del fatto che l’uomo lavori lì, sebbene l’inchiesta non lasci troppo spazio all’incertezza. «Il nostro dipartimento si aspetta che i suoi impiegati si attengano alle regole di condotta imposte dal regolamento», si è limitato a dichiarare il portavoce. E la storia per ora sembra finire qui, nonostante l’opposizione politica gridi allo scandalo. Di fatto, il gruppo a cui appartiene Javaid non è ancora stato messo al bando e per ora il funzionario in questione non si è reso colpevole di alcun illecito amministrativo. Per la legge quindi, può rimanere al proprio posto.