Scandalo intercettazioni s’indaga sui rapporti fra Tavaroli e Tronchetti

Ai raggi X dei pm l’agenda del principale indagato

da Milano

Prima le agende, poi, ironia della sorte, proprio i tabulati telefonici sui quali Giuliano Tavaroli aveva determinato la propria fortuna. La procura ricostruisce i rapporti tra l’ex capo sicurezza, arrestato mercoledì mattina insieme ad altre 21 persone, e Marco Tronchetti Provera, già presidente Telecom. Gli inquirenti analizzano agende e memorie dei computer, confrontandoli con quelle sequestrate un anno fa. Non è infatti ancora chiaro se il sistema di indagini illegali che si sviluppava sull’asse Tavaroli-Cipriani fosse indipendente e funzionale anche a Telecom. Oppure se fosse un’articolazione occulta a disposizione del vertice della società con ampia delega finanziaria e operativa a Tavaroli e alla Polis d’Istinto dell’investigatore Emanuele Cipriani. Che le società di quest’ultimo fossero nient’altro che dei satelliti di Telecom-Pirelli lo dimostrerebbe un fatto inedito: diversi consulenti esclusivi di Telecom interrogati raccontano che pur lavorando solo per il gruppo telefonico, venivano pagati al 50% per cento anche dalla Polis d’Istinto.
I carabinieri cercano di sviluppare prove ormai acquisite. Gran parte delle indagini illegali svolte (finte verifiche fiscali a gommisti, accertamenti su migliaia dipendenti, attività su Benetton, De Benedetti e altri vip confessate dallo 007 privato Marco Bernardini) erano di sicuro interesse di Telecom e da questi assegnate e pagate. Per questi “lavori” Telecom sborsava somme superiori a quelle di “mercato” e schermava i pagamenti accreditando le somme su società estere del Cipriani. La sovrafatturazione andata avanti per anni, possibile anticamera di fondi neri necessari per il pagamento «pronta cassa» di tangenti? Dei 20,4 milioni di euro girati a Cipriani in pochi anni quasi metà sono spariti.
In Telecom in pochissimi conoscevano questi sistemi di pagamento tanto che talvolta nella struttura sicurezza ci si trovava in sforamento di budget senza capirne i reali motivi. All’interno di Telecom, Tavaroli operava con una squadra di fedelissimi. Tra questi anche coloro che avevano carta bianca per il pagamento di migliaia di fatture sfornate da Cipriani e dagli oggetti più incredibili. Verrà quindi monitorata la posizione di una decina di manager che hanno lavorato nel settore sicurezza del gruppo, in genere super-pagati, in gran parte provenienti da Pirelli, dalle forze di polizia (Ros, polizia giudiziaria e Digos) e dalle investigazioni private (Polis d’Istinto, Kroll). Vi è poi un gruppo di manager accusato ora dalle ex segretarie di Cipriani, fonti assai attendibili per il gip Paola Belsito. Fanno la mappa degli intensi rapporti tra la Polis e il gruppo telefonico. Qui c’era Luca Tenzi, già manager proprio della Polis d’Istinto, divenuto poi guardia del corpo di Tronchetti Provera e quindi trasferito in Brasile. Stesso destino di Alessandro Lombardi inviato a coprire la carica di security Pirelli da Tavaroli; sino a Pierguido Iezzi, sicurezza Pirelli dietro le sbarre da mercoledì, il giornalista di Famiglia Cristiana Guglielmo Sasinini, consulente visto con Tavaroli e Adamo Bove, l’ex agente di Ps Alessandra Cerreta, moglie del manager dell’Ivri Calabrese. Chi aveva dato loro carta bianca per gestire le pratiche riservate e chi amministrava questi esborsi? Il capo dell’audit interno Armando Focaroli indica Tronchetti Provera: «Sull’operato di Tavaroli - aveva messo a verbale - non veniva effettuata alcuna supervisione, lui riferiva direttamente al presidente». Bisogna capire se Focaroli accusa Tronchetti Provera per giustificare la sua negligenza, non avendo compiuto le tradizionali verifiche assegnate all’audit, oppure se in effetti Tavaroli contava su un unico superiore. Capire se i vertici erano consapevoli del sistema Tavaroli-Cipriani significherà anche approfondire la veridicità dei bilanci. Ed è proprio questa la terza fase dell’inchiesta con un’infornata di indagati ai quali verrà contestato il concorso in appropriazione indebita e la passata gestione sul banco dell’accusa.