Scandalo Padre Fedele: per i giudici del riesame la suora non è credibile

Un duro colpo all’attendibilità del teste-chiave è venuto dall’ordinanza con cui il Tribunale del riesame ha liberato il collaboratore del francescano

Nino Materi

Se - come ha sancito il Tribunale del riesame - la suora che ha denunciato padre Fedele «non è credibile» rispetto alle accuse mosse ad Antonio Gaudio (il collaboratore del religioso), allora probabilmente la monaca ha detto il falso anche riguardo ai presunti stupri subiti ad opera del francescano di Cosenza. È questo, in sintesi, il ragionamento che ha spinto il difensore di Francesco Bisceglia a presentare ai giudici del riesame «la rimessione in libertà del sacerdote per mancanza di sufficienti indizi». Per il tribunale del riesame di Catanzaro, che ha rimesso in libertà Antonio Gaudio, accusato di violenza sessuale, «la suora non è credibile e le sue dichiarazioni non sono state riscontrate nè dal pubblico ministero nè dal gip». Elementi che emergono dalla motivazione dell'ordinanza di rimissione in libertà di Gaudio che, insieme a padre Fedele Bisceglia, è stato appunto accusato di violenza sessuale nei confronti della suora.
Gaudio, sempre secondo le motivazioni, è stato rimesso in libertà per «mancanza di indizi di colpevolezza».
Per questa ragione i difensori del padre cappuccino (da oltre due mesi ai domiciliari in un convento calabrese) hanno deciso di presentare l’istanza al gip. I legali di padre Fedele si sono decisi a questo passo dopo avere appreso delle motivazioni del provvedimento con il quale il Tribunale della libertà di Catanzaro ha revocato il provvedimento restrittivo emesso nei confronti del segretario del sacerdote, Antonio Gaudio, corresponsabile delle presunte violenze sessuali che sarebbero state commesse ai danni della suora, definendo «inattendibile» la religiosa che ha mosso le accuse contro padre Fedele e Gaudio.
Secondo i difensori del francescano, infatti, la decisione del Tribunale della libertà «rappresenta un ulteriore elemento a discarico dello stesso padre Fedele e di Gaudio che si aggiunge a quelli oggettivi già raccolti nel corso delle indagini difensive. Elementi che dimostrano che padre Fedele, nei giorni indicati dalla suora come quelli in cui sarebbero avvenute le quattro presunte violenze sessuali ai suoi danni, non si trovava a Cosenza».
Secondo gli stessi difensori, i giudici del Tribunale della libertà «si sarebbero convinti dell'inattendibilità della suora in considerazione della contraddittorietà delle sue affermazioni ed, in primo luogo, della modifica della data, dal 29 marzo al 4 aprile dello scorso anno, in cui sarebbe avvenuta una delle violenze sessuali. In ogni caso - hanno detto ancora i legali - padre Fedele è in possesso di alibi inattaccabili sia per il 29 marzo che per il 4 aprile, oltre che per gli altri giorni che la suora ha indicato come quelli in cui sarebbero avvenute le violenze sessuali».
Chi invece continua a non risparmiare attacchi durissimi all’indirizzo di padre Fedele è il presidente dell'Associazione docenti cattolici, Alberto Giannino: «Un sacerdote, oltre le opere di carità, deve essere un punto di riferimento per il suo gregge, oltre a un modello positivo e un buon Pastore per la sua comunità. Ma nei fatti che riguardano padre Fedele Bisceglia è emersa una grande “sporcizia morale”».