«Lo scandalo è del Pd Sesto non c’entra nulla»

Sesto San Giovanni, medaglia d’oro al valor militare della Resistenza, città dell’orgoglio industriale, dei Falck, Marelli, Garelli, Campari, Breda. Poi Stalingrado d’Italia, per la concentrazione altissima di operai fiduciosi nelle magnifiche sorti e progressive del Pci. Oggi gli ottantamila abitanti sono diventati tristemente noti per il «sistema tangenti», come se le accuse piovute sull’ex sindaco di Sesto San Giovanni, Filippo Penati, esponente di spicco del Pd, fossero una sentenza sulla città, sulla sua classe imprenditoriale e politica.
Inutile dire come diventare di colpo nell’immaginario collettivo la capitale del malaffare partitico non sia cosa gradita a queste latitudini. È bene precisare che al momento le tangenti sono solo presunte e che a chiarire le responsabilità effettive provvederà la magistratura. Ma nel frattempo, a difendere le sorti e l’onore dei sestesi, si solleva il Pdl, che può contare sull’estraneità all’inchiesta. «Bisogna fare dei distinguo, non esiste un sistema di tangenti a Sesto ma un’inchiesta sulle tangenti targate Pd. Non bisogna infangare la città» dicono i rappresentanti locali del Pdl, dal coordinatore Alberto Velati alla capogruppo in consiglio comunale, Franca Landucci.
Il Pdl chiede a Filippo Penati di dimettersi dal consiglio regionale e non solo dall’incarico di vicepresidente del Pirellone. Romano la Russa, assessore regionale ed consigliere del Comune di Sesto, suggerisce all’attuale sindaco, Giorgio Oldrini, di dimettersi. «Al suo posto io mi sarei già dimesso, anche se lui non è indagato. Ognuno guarda queste cose in base alla propria coscienza» fa sapere La Russa da Sesto San Giovanni.
I vertici locali del Pdl, mentre insistono nel chiedere le dimissioni dei politici coinvolti, rivendicano le battaglie politiche del passato: «Da sempre il Pdl ha cercato di combattere il sistema di commistioni del Pci con sindacati, cooperative e una parte dell’imprenditoria locale. Adesso stanno venendo fuori le cose gravi».
Il Pdl ha convocato una conferenza stampa per affrontare questi temi, quasi in contemporanea con le dichiarazioni nell’aula della giunta comunale del sindaco di Sesto, Giorgio Oldrini. Il primo cittadino, col sostegno del vicesindaco e del segretario, assicura un ulteriore semaforo verde al piano integrato d’intervento sulle aree ex Falck e sull’ex scalo ferroviario.
Oldrini ribadisce di non aver ricevuto alcun avviso di garanzia, ricorda che l’inchiesta è nata da imprenditori che hanno contenziosi aperti con le amministrazioni di Sesto e Cinisello. Ma non si sbilancia sull’ex presidente della Provincia e anzi ricorda la sua mancanza di sintonia con il compagno di partito: «Tutti conoscono i rapporti complicati tra me e Penati. Se uno va a dare soldi a Penati per influire su di me è un cretino. Io ho molta fiducia nei magistrati di Monza, che peraltro conosco. Spero che interroghino velocemente Penati e quindi, se è colpevole ci saranno delle conseguenze, se è innocente, come lui afferma di essere, lo dimostrerà».