«Scandalo sentenza, Genova non conta niente»

(...) da tavolo. Mica il maxi scandalo che ha fatto impallidire il globo. Sì, un bel gioco durato pochissimo. Dove hanno vinto quasi tutti. Ma qualcuno ha perso? Sì, le altre squadre (compreso Samp e Genoa) che pensavano in un mondo (del calcio) migliore. Le reazioni soprattutto da Genova sono forti, fortissime. C’è un mix di tutto. Rabbia, amarezza, disappunto. E pure un briciolo di tristezza. Perché poteva essere una bella occasione per prendere a calci quel passato fatto di sussurri, intercettazioni, amicizie molto interessate e partite molto pilotate. Nessuno ha gradito sotto la Lanterna. Samp e Genoa si muovono a braccetto, non ci sono colori, il derby non esiste, tutti nella stessa squadra rossoblucerchiata.
Una riflessione prima del fischio d’inizio, c’è una certezza. Sei alto, bello e biondo (cioè sei una delle grandi) non ti devi preoccupare. Ti tolgono trenta punti? Cambia poco. Il Milan si ritrova in Champions League, la Fiorentina si ritrova per un soffio fuori dall’Europa, e la Lazio non scivola in serie B. Il concetto è questo: possono sgarrare soltanto i club più ricchi e potenti, le piccole no. Perché finirebbero subito all’Inferno senza passare dal via. Il giorno dopo ci sarebbe voglia di battere i pugni sul tavolo. Anche se ormai è tutto inutile: «C’è davvero poco da commentare...», spiega il presidente Preziosi che vuole sfogarsi e lo farà questa sera, dalle 20.30, su Telecittà, emittente televisiva ligure, che trasmetterà, in esclusiva, l’incontro con il patron rossoblu. Che parlerà a trecentosessanta gradi. Un anno dopo diversi giudici e diversi giudizi. I tifosi del Genoa ci sono rimasti malissimo. «È stata la solita soluzione all’“italiana”, purtroppo è così. Una cosa soprattutto ci ha lasciato perplessi, cioè l’assoluzione di Franco Carraro», fanno sapere dall’Acg. Su grifoni.net qualcuno prova a scherzarci: Luciano Moggi presidente della Figc, ecco la proposta. Già da un paio di giorni girava la voce, finirà tutto a tarallucci e vino.
Appunto. Così è, anche se non pare a nessuno. Il Genoa è arrabbiato, due pesi e due misure. Basta un confronto tra ieri e oggi: «Fiorentina, Juventus e Milan godono di un enorme peso di potere, economico, politico e mediatico che, particolarmente nel periodo intercorrente tra la decisione della Caf e quella della Corte Federale, si è espresso con intensità e in modo multiforme nella direzione della indulgenza. Il Genoa non gode di una posizione, pur lontanamente, paragonabile. Genova ha mostrato, ancora una volta, di contare assai poco, anche comparativamente a città meno popolose come Firenze; ha mostrato di non sapere, a volte di non volere, contare; neanche per reclamare garanzie dovute», hanno scritto in un comunicato Sergio Maria Carbone e Andrea D’Angelo, reggenti della Fondazione Genoa. Il riferimento alle istituzioni è chiarissimo.
Il bicchiere è pieno di rabbia, ma proviamo a vederlo mezzo vuoto. La Fiorentina e la Lazio che rimangono in serie A sono anche due avversari che si tolgono dai piedi dalla B. Una piccola consolazione. Che diventa una grande scocciatura per la Samp. Sarebbe stato meglio trovare qualche altra squadra ai nastri di partenza. «Non voglio esprimere giudizi ma mi paiono sentenze dettate più da motivi politici che tecnico giudiziari», ha rilanciato il presidente della Sampdoria Riccardo Garrone, ieri mattina poco prima dell’inizio del Consiglio di Lega. Sulla stessa lunghezza d’onda anche la tifoseria blucerchiata: «È vero – aggiunge Riccardo Ascioti, portavoce della Federclub – sono state sentenze politiche, c’è un sentimento di grandissima amarezza per quello che è successo». Tutti d’accordo. Samp e Genoa mai così vicine. Sembrava Scherzi a Parte, invece andava in onda Calciopoli.