Scandroglio (Fi): «Senza simboli i partiti perderebbero l’identità»

«Un conto è impegnarsi in una iniziativa comune dei partiti della Casa delle libertà, un altro conto, a mio avviso impercorribile, è annullare le varie identità»: Michele Scandroglio, manager di un’importante azienda di credito e responsabile regionale enti locali in Forza Italia, si dice «sinceramente affascinato» dell’ipotesi lanciata nei giorni scorsi su queste pagine a proposito dell’abolizione dei simboli e della conseguente presentazione agli elettori di un unico cartello elettorale del centrodestra. Ma fa alcuni distinguo: «Il rischio è sostanzialmente quello di creare una sorta di palude, dove i furbetti troverebbero spazio e giustificazione per inserirsi».
L’obiettivo è ben altro.
«Infatti. Per questo non respingerei la proposta in assoluto. Ma bisogna intendersi: ci vogliono regole precise, bisogna identificarle fin da subito, altrimenti il dibattito resta bello e impossibile. E soprattutto, sostanzialmente velleitario».
L’alternativa credibile?
«La partecipazione. Che procede a volte in maniera oscura, ma intensa, costante. E risulta efficace. È più difficile, più impegnativo comportarsi così, ma molti lo fanno, all’interno dei partiti, ed è giusto tenerne conto».
Così lei, Scandroglio, rivaluta il ruolo dei partiti?
«Eccome. Dirò di più: imputare ai partiti di non aver fatto niente è inglorioso, e non tiene conto della realtà. Ci sono risorse che si sono date da fare in silenzio e con serietà, e anche per questo non si devono trascurare o, peggio, dimenticare».
Magari, per far posto agli esponenti della cosiddetta società civile...
«Che vuol dire? Chi fa parte della società civile deve impegnarsi, mica può pretendere di limitarsi a fare sempre e solo l’opinionista! Rimboccarsi le maniche, altro che».
A volte, però, gli esponenti della società civile si dimostrano utili. Anche per vincere le elezioni.
«Senza dubbio. Ma qui il discorso è un altro. Io credo che sia necessario evitare la ricerca spasmodica di chiunque sia fuori dai partiti. In casi di emergenza, può essere giustificato, ma siccome l’emergenza, per definizione, non è la norma, ribadisco che in circostanze ordinarie si può benissimo ricorrere al mondo della politica. Che, per limitarci a Forza Italia, esprime ancora in prima linea personalità come Claudio Scajola, Alfredo Biondi, Luigi Grillo».
Dice che, a questo punto, i partiti si prendono la rivincita?
«Dico che sono molto dispiaciuto che siano passate un po’ sotto silenzio tre iniziative importanti attuate da Forza Italia (con la conferenza organizzativa), An (conferenza programmatica), e Per la Liguria-Sandro Biasotti (convention). Tutti segnali da cogliere in quanto offrivano porte spalancate a chi volesse impegnarsi. Ma bisogna farsi avanti!».
Intanto procede il percorso comune dei partiti della Casa delle libertà.
«..che non significa annullare le singole caratteristiche, ma, ad esempio, concordare un programma e un candidato comune a sindaco».
Ne parlerete in pieno agosto.
«Sì, a Fiumaretta, nello Spezzino, dove dal 17 al 20 agosto terremo una Festa azzurra aperta alla partecipazione di altri rappresentanti del centrodestra».
Le prospettive?
«Più che incoraggianti, pur senza esaltarci. Noi siamo organizzati, la sinistra sta perdendo colpi tutti i giorni. Dobbiamo lavorare ancora, ma possiamo centrare l’obiettivo».