Scandroglio: "Regole sì, ma occhio ai regali alla mafia"

Il deputato Pdl sulle candidature: &quot;E se un politico accusasse un politico onesto e innocente?&quot;<br />

Onorevole Michele Scandroglio, non siete mai stati così rapidi alla Camera.
«Sì, appunto. Invece consiglierei prudenza».
In due giorni la commissione Giustizia ha approvato la norma che punisce chi cerca il sostegno di mafiosi in campagna elettorale e l’Antimafia ha dato il via al codice per le liste pulite alle Regionali.
«Il codice etico è sacrosanto: chi è stato condannato o è soggetto a misura cautelare è giusto che non venga candidato».
E non è giusto prevedere da 2 a 5 anni di carcere e la decadenza dalle cariche pubbliche elettive per chi chiede i voti alla mafia?
«In linea di principio non fa una piega. Ma vede, senza entrare nel concreto, si rischia di fornire un’arma di ricatto letale alla mafia».
Sa di retromarcia.
«Il contrario, è la ricerca di un modo efficace per isolare le organizzazioni criminali dalla politica. Facciamo un esempio».
Facciamolo.
«Un consigliere comunale si oppone alla richiesta di un’organizzazione mafiosa di fare una variante al piano regolatore. Quanto ci mette la mafia a dire di aver sostenuto quel consigliere e a metterlo fuori gioco? Quanto è facile per un’organizzazione che muove miliardi in traffici illeciti, far trovare i volantini di un eletto in casa di un affiliato?».
Un’arma a doppio taglio?
«Spesso con le buone intenzioni si lastrica la via per l’Inferno».
Vabbè, ma il testo che arriva in Aula lunedì prevede contromisure in presenza di una sentenza passata in giudicato.
«Vero. Ma in attesa che il processo si compia, il tritacarne mediatico avrà dispiegato i suoi effetti. Guardi le accuse del pentito Spatuzza a Berlusconi. Sul premier le falsità non reggono, ma un consigliere comunale secondo lei non si dimetterebbe? Sarebbe il danno e la beffa: perderemmo eletti onesti, fornendo un formidabile strumento di ricatto alla mafia».
Quindi che si fa?
«La norma va fatta, ma serve pacatezza. Nei momenti convulsi come questo si rischiano paradossi».
Il governo vuol blindare il testo sulle intercettazioni.
«Le intercettazioni sono uno strumento giudiziario, ma dovrebbero restare segrete. Cosa che non accade. Quindi inquinano la vita politica, mettendo a repentaglio anche l’onorabilità delle persone per bene, come Guido Bertolaso».
A proposito dell’inchiesta: il vicepresidente della commissione Antimafia, Fabio Granata, autore del codice etico, dice che Denis Verdini dovrebbe autosospendersi.
«Se basta finire sotto inchiesta per doversi dimettere stiamo freschi. Guardi agli indagati di De Magistris: sono risultati tutti innocenti».
Dice Granata che se Verdini si dimettesse potrebbe difendersi dalle accuse e tornare con maggiore serenità.
«Sarebbe vero se i processi durassero pochi mesi e non anni. Io abito a Chiavari: lì il sindaco Agostino è stato riconosciuto innocente per non aver commesso il fatto la settimana scorsa, dopo otto anni. Nel frattempo si è ricandidato e ha stravinto le elezioni col 55 per cento dei voti. Doveva stare a casa 8 anni?».
Granata è un finiano doc. È ricominciata la guerra nel Pdl?
«Ma no. Come dicevo l’entusiasmo in certi momenti non è d’aiuto. Ecco, diciamo che Granata è un grande entusiasta».