Scapagnini: «Rilancerò le università Io ministro della Ricerca? Sì, lo farei»

da Roma

Professor Scapagnini, lasciata la poltrona di sindaco di Catania, lei si appresta ad approdare in Parlamento. Qual è l’obiettivo che si prefigge?
«Il mio sogno è quello di rilanciare la ricerca in Italia rendendola più funzionale al nostro sistema economico e sociale».
Quali sono i punti di debolezza della ricerca italiana?
«Gli sprechi, la mancanza di sinergie, le sovrapposizioni tra università ed enti di ricerca».
Si accusano spesso le imprese italiane di essere poco lungimiranti nel rapporto con la ricerca. È così?
«Le imprese bisogna spronarle a investire per migliorare il loro sistema produttivo e per cogliere le opportunità offerte dai mercati emergenti. Il presidente Berlusconi promette grande attenzione su questo tema».
Ma l’Italia ha le potenzialità per trasformare la sua ricerca in un business?
«L’Italia potrebbe fare molto in settori come la biomedicina e la bioinformatica, la sicurezza, la raccolta differenziata dei rifiuti con etichette elettroniche che possano avvisare tempestivamente se i cassonetti sono pieni, la gestione della mobilità delle persone e la logistica delle merci, l’attivazione di fonti energetiche alternative con la microgenerazione energetica. Inoltre bisogna operare per diffondere un sistema di valutazione delle ricerche centrato sulla valorizzazione dei risultati economici raggiunti».
Come si fa a frenare la fuga dei cervelli?
«Bisogna velocizzare l’ingresso dei giovani più meritevoli nel mondo della ricerca e promuovere la produzione di brevetti con la giusta remunerazione per gli inventori».
Porterà a Roma qualcosa della sua esperienza catanese?
«Io credo sia molto importante creare poli di eccellenza sul territorio. E a Catania stiamo conducendo un’esperienza che capovolge la tradizionale linea dei finanziamenti che partendo dalla comunità europea passa attraverso le strutture nazionali, le regioni per poi giungere dispersi in mille rivoli agli enti locali. Il Comune, infatti, ha costituito un centro che fa largo uso di tecniche di intelligenza artificiale e di genomica funzionale per promuovere iniziative imprenditoriali d’avanguardia nel settore dei servizi biotech. Tra i servizi in procinto di essere attivati vorrei segnalare l’eliminazione dell’inquinamento prodotto dalle navi ancorate nei porti che corrisponde all’inquinamento giornaliero di 17.000 auto».
Continuerà a servire la sua città dal suo seggio in Parlamento?
«Il mio impegno è proprio quello. Nella mia città c’è grande creatività e capacità imprenditoriale tra i più giovani. Da Roma servono gli strumenti per poterla assecondare».
Lei è anche il medico personale di Silvio Berlusconi. Come lo vede in questa campagna elettorale?
«Lo vedo come al solito in grande forma, estremamente reattivo, con una straordinaria capacità di lavoro e pronto a riprendere in mano la guida del Paese.
Le piacerebbe fare il ministro della Ricerca?
«La mia aspirazione è collaborare in forma operativa allo sviluppo della ricerca, in ambito o governativo o parlamentare. Faccio il professore universitario da 33 anni e oggi sono il decano della mia facoltà, ho accumulato un’ampia esperienza nel parlamento europeo e voglio fare sì che la ricerca italiana non sia l’ultima arrivata ma lo strumento per un salto di qualità del Paese».