Scaparro: «Ecco come il teatro ci salverà dall’afasia»

Uno spettacolo sulla parola. Sulla sua ostinata e necessaria «resistenza». Vuole essere soprattutto questo Polvere di Baghdad, l’ultimo lavoro di Maurizio Scaparro in scena all’Eliseo da lunedì a giovedì. «Si tratta - spiega il regista - di una messinscena corale che nasce intorno alla figura di un cantastorie, simbolo della forza del racconto contro l’afasia di oggi. Siamo partiti da Le Mille e una notte e, attraverso l’adattamento di alcune fiabe realizzato dal poeta libanese Adonis (autore qui anche di una partitura originale), intrecciato con la scrittura giornalistica dell’inviato di guerra Massimo Nava, abbiamo riflettuto sulla Baghdad di oggi». Già nel ’96 il regista realizzò una versione scenica della celebre raccolta di novelle arabe: «Ma in questi quindici anni - prosegue - tutto è cambiato in Iraq e abbiamo sentito il bisogno di raccontare proprio tale cambiamento». In scena Massimo Ranieri veste i panni di un Sindbad/cantastorie che dal passato torna nella Baghdad attuale «e si accorge che non c’è nessuno ad aspettarlo, perché la gente, giovani compresi, è intenta a vivere il quotidiano; è presa dalla paura delle bombe, degli attacchi kamikaze. Non sembra esserci più spazio per la poesia. Ma è proprio sotto le macerie che bisogna recuperare quel tesoro di storie tramandate oralmente e continuare a dire c’era una volta, per non smettere di sognare e immaginare». Ecco dunque che il palcoscenico si arricchisce di numerose e pregevoli presenze come quella della prima ballerina dell’Opera Eleonora Abbagnato («che qui vi sorprenderà: danza con le scarpe da ginnastica») e quella del musicista iracheno Tadayon Pejman. «Più che uno spettacolo vero e proprio abbiamo cercato - riprende Scaparro - di mettere a segno un evento dove si celebra una civiltà, una sensibilità e una cultura alle quali tutti i popoli del Mediterraneo appartengono. Inoltre, malgrado l'intreccio di passato e presente ci abbia portati a descrivere lo scempio della guerra, Polvere di Baghdad apre comunque una visione positiva del futuro. Sono per natura un ottimista e credo che il teatro possa davvero contribuire a costruire un mondo nuovo». Ancora una volta, dunque, il direttore della Biennale di Venezia ci regala un’utopia. Come ha fatto in tanti allestimenti passati e recenti. «Proprio oggi - conclude - ritiro un importante premio a Siviglia che è stato assegnato al mio film Pulcinella. Un film, anch’esso, sul senso dell’utopia oggi».